Un altro sgombero La favela del Forlanini diventerà un parco

Scompare un’altra favela, a due passi dall’aeroporto di Linate. L’ex caserma di viale Forlanini, senza servizi igienici, né luce, né gas, in mezzo a topi e spazzatura, era diventata il dormitorio per un’ottantina di rifugiati politici o richiedenti asilo, quasi tutti eritrei, alcuni somali ed etiopi. Ieri, gli agenti che intorno alle sette del mattino hanno iniziato lo sgombero dell’ex polveriera, ci hanno trovato pure una decina di romeni. Ora Milano riconquista una fetta di parco, l’area è di proprietà dello Stato ma la prefettura ha annunciato che entro pochi giorni l’edificio «Canavese» sarà abbattuto. Poi ci vorranno circa due mesi per bonificare l’area dall’amianto e restituirla al Comune, che la destinerà a verde pubblico.
La sinergia tra prefettura, questura e Palazzo Marino ha permesso di risolvere in pochi giorni vicende che si trascinavano da tempo e sollevavano le proteste di interi quartieri. Mentre parco Lambro e Chinatown vivevano giornate di fuoco per la rivolta anti-rom e la protesta di - e contro - la comunità cinese, martedì scorso è stato sgomberato l’ex mercato del pesce di via Sammartini, rifugio di disperati e clandestini. Il giorno dopo è toccato alla Stecca degli artigiani, trasformata dai senegalesi in un fortino dello spaccio di droga e «liberata» senza disordini dalle forze dell’ordine. Ieri, l’ex caserma del Forlanini, diventato un riparo precario, e attualmente pericoloso anche sotto il profilo igienico e sanitario, per i rifugiati eritrei. «Si tratta di extracomunitari scappati da zone di guerra, che pertanto beneficiano del permesso di soggiorno per motivi umanitari, in virtù dello status di asilo politico», puntualizza il vicesindaco Riccardo De Corato. Ecco perché «a tutti coloro che ne hanno diritto è stato offerta una sistemazione nelle strutture comunali». Solo con il totale abbattimento della struttura, sostiene, «avremo la certezza che non ci sarà più alcuna occupazione abusiva». Con l’intervento, afferma De Corato, «abbiamo aggiunto un nuovo tassello di legalità, il connubio da seguire è sempre quella del connubio tra legalità e solidarietà. Questa operazione è l’ennesima dimostrazione che il timone di comando è ben saldo in quella direzione».
Lo sgombero si è svolto senza tensioni né incidenti. Gli occupanti erano già a conoscenza dell’operazione e non hanno opposto alcuna resistenza agli agenti. Gli operatori dei servizi sociali hanno effettuato un censimento dei presenti, quasi tutti giovani, che sono stati trasportati a bordo di autobus Atm alle strutture comunali: gli uomini distribuiti tra il dormitorio di viale Ortles, viale Isonzo, corso Lodi e nell’ex scuola di via Saponaro. Le due donne e un bambino, trasferiti in via Gorlini e Sammartini, saranno invece accolti in una struttura protetta. «I rifugiati e richiedenti asilo - spiega l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli - potranno restare nelle strutture comunali per 6 mesi, durante i quali potranno seguire corsi di lingua e di avviamento al lavoro».