Alunni stranieri: in via Paravia sono 8 su 10

Tra i banchi se ne vedono di tutti i colori. Ma non è la sempre crescente presenza degli alunni stranieri nelle aule di Milano a stupire, conferma infatti una tendenza avviata da tempo. Colpisce piuttosto un fenomeno che rischia di sfuggire di mano, e cioè la «ghettizzazione al contrario» in molte scuole della città. Guardate il caso dell’istituto “Radice” di via Paravia: 96 bambini su 119 non sono italiani, vale a dire oltre l’80 per cento degli iscritti. Non molto diversa la situazione in via Monte Velino: 145 su 240. Rientrano nelle cinque scuole milanesi in cui il fattore multietnico si ribalta a sfavore dei piccoli «Luca» e «Francesca» (da via Mac Mahon a via Polesine, passando per via dei Narcisi, via Console Marcello e via Crespi).
Sintesi dei «dati di sfondo per l’anno scolastico 2007-2008» raccolti dall’assessorato alla Scuola e Politiche sociali di Palazzo Marino. Nel complesso, su 42.257 allievi frequentanti le scuole primarie statali 8.547 sono stranieri (il 20,2 cento). In quelle secondarie di primo grado raggiungono il 19,8 per cento con 4.952 unità su 25mila. Da notare, poi, l’imporsi delle seconde generazioni. Alle elementari risultano nati a Milano da genitori di altra nazionalità - e residenti a più di 10 anni - quasi 5mila iscritti; mentre alle medie tale quota scende a 1.500 circa. I figli di immigrati in senso stretto restano comunque 7mila. In ogni caso, percentuali vertiginose per gli standard del Paese, fermo a un tasso di penetrazione straniera limitato al 6,8 per cento. Milano allora vive su un altro pianeta.
Un nuovo nodo da sciogliere per Mariolina Moioli e il suo piano di «integrazione scolastica dei minori stranieri e delle loro famiglie». Quadro che parte da una premessa «scientifica» ricavata con ricerche specifiche negli anni al ministero della Pubblica Istruzione, al fianco di Letizia Moratti. «È dimostrato che in classi a prevalenza mono-etnica il livello di apprendimento è più basso rispetto alle realtà pluraliste. La diversità, non l’omologazione, funziona da stimolo. Va approfondito il problema. Innanzitutto chiedendoci chi e perché sceglie di frequentare una scuola anziché un’altra». Una cosa è certa. «Ritengo un fatto non positivo avere in classe l’80 per cento di alunni stranieri. Anche per gli stessi insegnanti, spesso calati in contesti troppo complicati». Perciò è in programma una «riorganizzazione sistematica del sistema scolastico milanese, con l’obiettivo di riequilibrare le presenze. Vogliamo intervenire laddove avviene una rincorsa ai “ghetti al contrario”. Un lavoro lungo che - rivela la Moioli - è già avviato e proseguirà con la convocazione dei responsabili dell’ufficio provinciale e dei singoli dirigenti scolastici. Speriamo di ottenere risultati tangibili a partire da questo e dal prossimo ciclo di lezioni». Una precisazione: «Nessuno mette in dubbio la natura multiculturale della scuola milanese. Ma non potremo fare a meno di rivedere - conclude l’assessore - alcuni parametri che riguardano l’inserimento delle seconde generazioni di immigrati. Per la crescita di tutti, italiani e stranieri insieme».