AMADEUS E IL GENIO SENZA GENIO

Il 2005 finisce con il peggiore ciclo di Alle otto della sera della stagione radiofonica. Il 2006 inizia con il migliore ciclo di Alle otto della sera della stagione radiofonica. Eppure il ciclo è lo stesso.
E allora? Siamo di fronte a un caso di schizofrenia applicata alle frequenze? Siamo noi che siamo ammattiti? Le ultime puntate sono belle e le prime erano brutte?
Niente di tutto questo. Il problema è che I piccoli Mozart, il ciclo di Alle otto della sera in onda su Radiodue da lunedì scorso al 13 gennaio, dalle 20 alle 20,30, dal lunedì al venerdì, firmato da Italo Moscati, curato da Giancarlo Simoncelli e con la regia di Carlotta Zanini, è davvero, contemporaneamente, il ciclo più bello e più brutto dell’approfondimento quotidiano di Radiodue.
Il più bello perché la storia di Wolfgang Amadeus bambino e di sua sorella Maria Anna detta Nannerl, di cinque anni più grande di lui, bambini prodigio portati in giro per l’Europa dal padre Leopold, è una storia meravigliosa. Ricca di sorprese, di colpi di scena, di implicazioni psicologiche, su tutte la gelosia di Nannerl e l’amore-odio per suo fratello. Una storia epica. Che parla di musica, di genio, di famiglie a pezzi, di storia, di psicologia, di infanzia.
Credo che uno sceneggiatore - anche quello dalla fantasia più fervida - difficilmente sarebbe riuscito a raccontare una storia tanto bella. E basta leggersi la «sinossi» delle venti puntate de I piccoli Mozart per commuoversi, emozionarsi, indignarsi, appassionarsi. Ad esempio, la diciottesima, quella che andrà in onda la sera dell’11 gennaio: «A tormentare il ritorno verso Salisburgo sopraggiungono le malattie, lunghe e dolorose, che colpiscono alternativamente Nannerl e Wolfgang Mozart. Nella convalescenza la solidarietà fra i due fratelli si rafforza, attenuando le gelosie di Nannerl verso il più piccolo Wolfgang. Il padre, inflessibile, comunque sfrutta ogni momento di salute per continuare a far esibire i suoi gioielli».
Tutto in mezz’ora. Moltiplicate per venti e otterrete il kolossal più kolossal. Cosa volere di più? Come può una storia essere più bella?
E qui arriva l’altra parte della trasmissione. Moscati, bravissimo a scriverla, funziona malissimo nel raccontarla. Monocorde, lento, capace di dare un pathos inversamente proporzionale rispetto a quello della storia che è stato così bravo a scovare e a raccontare. Antiradiofonico all’ennesima potenza. E anche la scelta delle musiche non aiuta: è vero che Alle otto della sera si propone di creare una cesura fra la storia raccontata e la colonna sonora che la accompagna. Ma qui, proprio, un po’ di Mozart avrebbe fatto bene. Avrebbe dato al programma quel tocco di genialità che invece manca del tutto.