Amalia Abad Casasempere & C.

Si tratta di diciannove laiche dell’Azione Cattolica spagnola, trucidate da comitati rivoluzionari marxisti tra il 1936 e il 1937 nella regione di Valencia. Tra loro, alcune erano anziane e altre avevano poco più di trent’anni; María del Olvido Noguera Albelda fu fucilata e sotterrata ancora viva; María Teresa Farragut Roig, ottantatré anni, vide fucilare le sue quattro figlie suore prima di essere a sua volta uccisa; Francisca Cuallado, poiché di fronte ai fucili non smetteva di gridare “Viva Cristo Re!”, ebbe la lingua tagliata prima di subire la scarica del plotone; María Climent Mateu venne fucilata insieme alla madre; Encarnación Gil Valls fu uccisa insieme al fratello sacerdote. Le altre: Ana Aranda Riera; Florencia Caerols Martínez; Társila Córdoba Belda; Francisca Cuallado Baixauli; Luísa María Frías del Carmen; María Jordá Botella; Hermínia Martínez Amigó; María Luísa Montesinos Orduña; Josefína Moscardó Montalvá; Crescencia Valls Españi; María de la Purificación Vidal Pastor; Carmen Viel Ferrando; Pilar Villalonga Villalba; Sofía Ximénez Ximénez. Atrocità del genere si videro solo durante la guerra civile spagnola. Ma poi si ripeterono, mutatis mutandis, nei vari “triangoli della morte” italiani al tempo della Resistenza. E, dal 1944 al 1949, durante la guerra civile in Grecia. Responsabili, qui e là, sempre loro, i comunisti, il cui totale disprezzo per la vita umana (altrui) aveva impressionato addirittura Juán Donoso Cortés, diplomatico e uomo politico spagnolo che morì nel 1853. Sì, avete letto bene: 1853. Più di centocinquant’anni fa.