Amanti diabolici: inizia il processo in Corte d’Assise

Amanti «diabolici» a giudizio. Prima udienza del processo per l’omicidio di Domenico Bruno, il geometra di 45 anni massacrato a coltellate e gettato nel Tevere il 27 gennaio 2004. Alla sbarra la moglie Luciana Cristallo, 42 anni e il compagno Fabrizio Rubini, 45 anni, commercialista.
Secondo il pm Elisabetta Cennicola si tratta di un delitto studiato nei minimi dettagli. Omicidio premeditato l’accusa secondo il gup che lo scorso novembre li ha rinviati a giudizio. L’incubo per la coppia di amanti inizia una fredda sera d’inverno quando l’uomo, separato da tempo, viene invitato a cena nell’appartamento al quartiere Aurelio. I due pensano di liberarsi per sempre di Domenico. Un carattere violento il suo, tanto che il giudice gli impone per ben due volte il divieto di avvicinarsi alla donna. Quattro figli divisi fra lui e lei, Bruno accetta anche per poter rivedere i ragazzi.
Un incontro bagnato di sangue. Messi a letto i figli, l’uomo viene ucciso a colpi di coltello. Legato e zavorrato a dovere, viene trasportato sul greto del fiume e gettato in acqua. Il giorno dopo la donna denuncia la scomparsa. I due avrebbero pensato a tutto: niente documenti addosso, pesi da sub alla cintola, due telefonini acquistati da vari amici per depistare le indagini, busta in testa, tanto da far pensare a un agguato di mala. Tutto ciò solo nel caso in cui venisse ripescato il corpo. Il diavolo, però, è sempre in agguato. Esattamente un mese dopo, il 27 febbraio, la mareggiata porta a riva, sulla spiaggia di Ostia, un cadavere pieno di ferite, di cui tre al cuore. L’autopsia stabilisce che la morte è avvenuta prima di entrare in acqua. I carabinieri ci metteranno due mesi per dargli un nome. Una scarpa, infatti, ha una suola particolare, in sughero e viene venduta solo per corrispondenza da una ditta marchigiana. Le indagini puntano soprattutto sulla donna senza escludere altre direzioni, come quella che porta ai grandi appalti. Ma sul lavoro nessuna pecca.
Passa un anno: è una telefonata a tradire gli assassini. «Ti ricordi l’anno scorso come stavamo?» chiede il commercialista a Luciana. Lei: «Per me è come se fosse il primo gennaio. Un cambiamento epocale». Scattano i fermi. Non ci vuole molto per farli confessare. Le loro versioni, che tra l’altro non coincidono in pieno, descrivono un quadro diverso da quello ipotizzato dagli inquirenti. Secondo i due amanti, dopo cena l’uomo avrebbe aggredito Luciana, lei si sarebbe difesa con un coltello da cucina. A cose fatte, assieme a Fabrizio, avrebbe deciso di far sparire il morto.
I carabinieri, invece, scoprono che le due sim inserite nei telefoni rinvenuti addosso a Bruno sono state acquistate da un amico di Rubini e da un’amica della Cristallo un mese prima del delitto ma attivate la sera stessa. Presi a verbale, i legittimi titolari delle schede, che non si conoscono fra loro, spiegano di aver fatto un favore all’uno e all’altro. Secondo i tabulati i due numeri «comunicano» per una sera intera. Telefonate studiate per inventare una storia, fino a un fantomatico appuntamento con un personaggio misterioso che chiama dalla Roma-Fiumicino a mezzanotte, 45 minuti dopo il delitto. Il movente? Oltre alla pace familiare, i 25mila euro di polizza vita.
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