Gli amanti del Teatrino

Un gruppo di parlamentari vuole modificare l’immagine data dal drammaturgo: «Viene rappresentato come un tiranno perfido. Invece con lui la nostra terra visse in pace e prosperità»

Ci sono luoghi dove fare le cose in grande non va di moda, e dove, al contrario, possedere qualcosa di minuscolo costituisce un motivo di vanto. Accade in Umbria, in un paesino di 1700 anime racchiuso in mura a forma di cuore, e che conserva da due secoli un gioiello fatto di palchi e platea. A Monte Castello di Vibio - questo il nome della località sulle colline del Perugino - tutti sono gelosi di quel tesoro chiamato Teatro della Concordia, e ancor più dello slogan di «teatro più piccolo del mondo» con cui l'hanno ribattezzato e al quale non intendono assolutamente rinunciare. E a dispetto di un pianeta che cresce tra il cemento, con immensi edifici ultra tecnologici che fagocitano le campagne, i Montecastellesi a ingrandirsi non ci pensano affatto e continuano a difendere la loro «perla minuta» dall'usura del tempo. E da un eventuale ampliamento.
Sarà per tener fede a quel patto storico, siglato all'inizio dell'Ottocento, quando nove illustri famiglie del posto, in pieno clima post Rivoluzione francese costruirono il teatro e caffè-salotto «a misura del paese», con soli 99 posti, e lo dedicarono alla «concordia tra i popoli». Sarà per lanciare il turismo in un angolo del Centro Italia immerso nel verde. Fatto sta che Monte Castello di Vibio reclama il primato di palcoscenico più piccolo del mondo e sta valutando la possibilità di «diffidare formalmente coloro che vogliono appropriarsi del titolo».
Fin qui niente di male, se non fosse che anche i teatri di corte in molte parti d'Europa contano meno di 100 posti e che, a 200 km da Perugia, nella Garfagnana lucchese il teatrino di Vetriano, nel comune di Pescaglia, sia già iscritto dal 1997 nel Guinness dei primati come il più piccolo della terra. Edoardo Brenci, presidente della Società del Teatro della Concordia non vuole sentire ragioni: «La civiltà non si misura a metri - sostiene - poi la nostra è la fedele riproduzione in miniatura dei grandi teatri italiani del passato, di cui ricalca alla perfezione la forma con pianta a campana o “all'italiana”. Il teatrino di Vetriano, invece, ha tutt'altra storia».
La struttura toscana, in effetti, è stata ricavata da un fienile, donato nel 1889 l'ingegner Virgilio Biagioni ai concittadini, a condizione che questi lo trasformassero in teatro. Nacque così uno stabile di 71 metri quadrati, con due balconate divise in settori separati, per i notabili e per le persone comuni, e con una platea trapezoidale priva di poltrone, e dove gli spettatori portavano la propria sedia da casa. Un secolo dopo, nel 1997 - dopo alterne vicende di decadenza - gli eredi Biagioni hanno donato la loro parte di proprietà al Fondo per l'ambiente italiano, che si sta impegnando in un progetto di recupero del luogo.
Quanto al Guinness dei primati? «L'hanno ottenuto perché l'hanno chiesto - taglia corto Brenci -. Nel 2002 la presidente del Fai Toscana mi ha invitato a cambiare il titolo di “teatro più piccolo del mondo”, ma noi non cambieremo nulla. Seguiremo invece i nostri obiettivi, primo tra tutti entrare nel patrimonio culturale dell'Unesco».
L'amore per il Teatro della Concordia non accomuna soltanto gli abitanti di Monte Castello di Vibio, ma anche molti visitatori favorevolmente impressionati, tra cui anche personaggi celebri, come Rita Levi Montalcini e Folco Quilici. E tanti italiani e stranieri che fanno parte dei 10mila sostenitori o «amici» del teatro e che ogni anno versano un contributo per i lavori di mantenimento e miglioramento. Peccato che i fondi non siano mai troppi. «Non mettiamo il sale sulla piaga - si lamenta Brenci - l'ultimo restauro è stato fatto nel 1993 e gli affreschi, eseguiti a fine Ottocento dal ligure Luigi Agretti, andrebbero ritoccati almeno ogni 20 anni. Già cominciano ad avere le crepe. I soldi a disposizione però sono pochi, considerando che non riceviamo nessun contributo dalla Regione Umbria, in quanto non ospitiamo compagnie teatrali locali, ma soltanto nazionali».
E a proposito di compagnie e attori, sembra che nel 1945 Gina Lollobrigida, sfollata a Todi durante la guerra, si sia esibita sul palcoscenico di Monte Castello nella commedia «Santarellina» di Edoardo Scarpetta, salvo poi negare, una volta divenuta celebre, di aver mai messo piede nel paesino umbro.
Oggi quella scena di 50 metri quadrati, che si affaccia su una platea a ferro di cavallo, priva di loggione sovrastante, accoglie le giovani promesse della prosa, lirica, musica classica e jazz, nella speranza che un giorno possa ricevere Gigi Proietti: «sarebbe il mio sogno. Lo scriva».
Il teatro poi è molto richiesto per la celebrazione di matrimoni civili. Pare che gli americani in particolare lo adorino per scambiarsi il sì in tutta pace, senza troppi invitati e nel mezzo di una campagna dove regna la quiete.
Ogni anno Monte Castello di Vibio è visitata da circa 7mila persone, che vi trascorrono soprattutto il fine settimana, usufruendo di pacchetti turistici che includono spettacolo, cena con i piatti della cucina contadina umbra, pernottamento e visita a una località dei dintorni. I Montecastellesi, che hanno anche attrezzato il teatro per meeting e congressi, puntano molto sulla promozione turistica del luogo, che è stato iscritto nel circuito Slow food e ha ottenuto dal Touring Club il riconoscimento di «bandiera arancione».
Insomma, non avrà ricevuto il Guinness di primati, ma questo teatro e il suo contesto hanno avuto le loro belle soddisfazioni. Senza dimenticare l'emissione di un francobollo celebrativo nel 2002, con tanto di lode, da parte dell'allora presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi, per «l'esempio di recupero della tradizione scenica e rappresentativa italiana».