Amarcord in sogno

Per trent’anni, dal 1960 al ’90, il grande regista disegnò e annotò le proprie fantasie oniriche su consiglio dell’analista Ernst Bernhard

Ci sono Gianni Agnelli e Papa Giovanni XXIII, Paolo VI che perseguitò La dolce vita e il Nobel Dario Fo. C’è JFK con Jacqueline, Aldo Moro, Bettino Craxi, Luciano Lama preso a rivoltellate dalle Brigate Rosse. Ci sono De Laurentiis, Carlo Ponti e i Rizzoli. E ci sono gli attori, i grandi: Eduardo, Totò, Vittorio De Sica, Alberto Sordi. E ancora Pasolini, Orson Welles, Giorgio Strehler, Ennio Flaiano, Luchino Visconti, Dino Buzzati e l’immancabile Rossellini. È un catalogo straordinario di famosi e di amori, legittimi e più spesso segreti e lussuriosi, questo, e sarebbe un documento esplosivo, ricco di intrigo, scandalo, mistero. Non fosse che si tratta, o almeno così sembra, di sogni. Trent’anni di sogni di Federico Fellini.
Questi sogni e queste fantasie Federico nemmeno a Marcello li raccontava. Perché dentro c’erano molte delle sue storie clandestine e quando le viveva a Mastroianni non raccontava nulla. Si faceva lasciare dall’attore e amico di una vita sul portone di una casa sconosciuta e diceva: «Vai vai, ci vediamo domani». Di questi sogni e di queste fantasie persino Giulietta aveva timore: «Quei libri?» diceva subito dopo la morte del Maestro, riferendosi ai due libroni su cui Fellini annotava la sua vita onirica, ora raccolti da Rizzoli in una lussuosa strenna anastatica dal titolo Il libro dei sogni (a cura di Tullio Kezich, pagg. 584, euro 95), «quei libri verranno pubblicati solo quando io non ci sarò più».
Di quei libri - due mastri 25x35 e 34x48 per un totale di 500 pagine, di proprietà della Fondazione Fellini e consultabili in originale a Rimini - aveva paura lo stesso Federico che li aveva di-sognati dal 1960 al 1990, cominciando a farlo come cura suggerita dal suo analista, Ernst Bernhard: «Ecco, magari» diceva pensando di accettare un’offerta che gli era venuta dal Sol Levante negli anni del declino, «potremmo pubblicarli con i testi in giapponese, però trascritti da me, così risultano illeggibili». Ma perché questi libri destavano tanta inquietudine? Addirittura qualcuno, come l’italianista Jacqueline Risset, giura che ne esista un terzo, misteriosissimo e occultato, che conterrebbe i sogni dal 1968 al 1973, ora mancanti.
Il fatto è che al Maestro piaceva spesso inventare un’altra realtà con pezzi della realtà vera. E perciò è probabile che anche molti dei sogni contenuti nei libri siano «inventati» usando pezzi della realtà. Un modo, insomma, per dire la verità rimanendo impunito. E certo a scorrere le pagine dei sogni di Fellini, i famosi non mancano, le amanti nemmeno, i momenti impietosi verso una moglie che lo accudì tutta la vita neanche (In un sogno del 1960: «Giulietta \ è completamente sottomessa all’autorità brutale e manesca di una sguattera ossuta e cattiva. Vedo questa sguattera-padrona seduta sul pianerottolo di una casa che sembra un postribolo, o comunque mi ricorda l’atmosfera dell’albergo Concordia (il sudicio alberghetto in v.Capo le case, dove vado a fare l’amore con le mie belle puttane o signore adultere») e i ritratti onirici che il regista di Otto e mezzo fa di tutti costoro e dei suoi propri vizi sono così ficcanti che lascerebbero a bocca aperta per eccesso di verosimiglianza più di uno psicanalista.
Nelle pagine colorate e dettagliatissime di questo album straordinario sfila ad esempio più d’una volta Pasolini. In un sogno del 1961: «Nella cameretta a Rimini, dove da ragazzetto studiavo, sono a letto con Pasolini. Abbiamo dormito insieme tutta la notte come due fratellini o forse come marito e moglie perché ora che lui si sta alzando in maglietta e mutandine per andare verso il bagno, mi accorgo che lo sto guardando con un sentimento di tenerissimo affetto...». Fellini ebbe in sogno anche la precognizione dell’omicidio del collega regista. Di un sogno del marzo 1975, qualche mese prima della morte di Pierpaolo, Fellini scrive: «In un vialaccio dell’estrema periferia, già campagna, cammino tra Pasolini ed uno dei suoi amichetti. Dobbiamo conversare tra noi perché quanto diciamo è ripreso in diretta da una telecamera che ci sta seguendo. \ Il cielo notturno è tutto sporco di grandi nuvoloni stracciati \. Ai lati della strada vedo spuntar enormi topacci immondi lucenti di pioggia...».
Ma questo non è l’unico caso di sogno clamorosamente premonitore: due anni prima dell’attentato a John Fitzgerald Kennedy, Fellini «vede» la minaccia che incombe sulla famiglia più potente del mondo: «Ospite del produttore del film Cleopatra, mi trovo nell’appartamento del mio anfitrione che ora è senza dubbio Kennedy; c’è Jacqueline, i bambini, tutta la famiglia del presidente. Evoco il fantasma della prima moglie di Kennedy e questa operazione annulla un grande pericolo che minacciava i figli del presidente \. Il presidente si interessa moltissimo a questo magico episodio, mi fa molte domande, mi accorgo che è ancora innamorato della prima moglie».
Tra le «visioni» erotiche, molte fanno concorrenza a quelle dei suoi film: bordelli, papponi, prostitute, amanti occasionali sono i protagonisti dei sogni ricorrenti di Fellini, il cui serbatoio onirico appare colmo di esuberanza sessuale. Come nel sogno del 7 agosto 1963, che ha per protagonista la Ekberg de La dolce vita: «In treno coito orale con Anita che è più grassa ed evita di fissarmi negli occhi. Guarda fuori dal finestrino. Eiaculazione generosissima». O come nella visione della «corruzione» di Valeria Ciangottini, attrice scoperta a quindici anni proprio da Fellini, che le affidò ne La dolce vita il ruolo di una fanciulla purissima e ingenua: «È una casa equivoca» racconta il regista in un sogno dell’aprile 1961. «Valeria deve essere sacrificata alla libidine di un cliente. \ Fracassi mi dice che prima di uscire ha visto Valeria urlare dibattersi tra le trippe di un ciccione voglioso. \ Più tardi, ecco Valeria di nuovo vicina a me: so che non è più vergine. - Finalmente! - dicono i suoi occhi - Posso fare l’amore con te! \ Ma ecco apparirmi sulla soglia della cucina Sofia Loren, è lei la padrona del bordello...».
Non mancano le visioni esilaranti o satiriche, come un Papa Giovanni a tre teste, l’una vicina all’altra come nei primi piani cinematografici; la piscina di casa Rizzoli che sembra una cloaca; l’abbraccio con Strehler pancia contro pancia (in un sogno del 1974: «Strehler è una bellissima donna con una bocca stupenda sensuale, ed ha una grande calda panciona che mi fa rizzare l’uccello»); il ministro del Tesoro Colombo che lo avvisa, in un sogno del 1977, che la Finanza è venuta a conoscenza di un conto svizzero di Fellini dell’ammontare di sei milioni; il mondo salvato da quattro ragazzini su cui Fellini immagina che Olmi farà un film (sogno che pare oggi riporterà effettivamente Olmi al cinema che aveva deciso di abbandonare); una cena con Claudio Martelli in cui l’esponente del Psi vomita un orrendo calamaro. E ancora, l’ennesima presa in giro dell’establishment, in un sogno del 1975 che descrive l’invito in un castello in campagna da parte di Gianni Agnelli. L’Avvocato offre agli ospiti e a Fellini spaghetti che lui stesso ha cucinato, ma l’Artista non si lascia intimidire dal Potente: «Non sono proprio straordinari questi spaghetti ma comunque sono discreti».