Amare da morire: se a parlare è una vittima

Doveva essere una lettera, sgorgata dal cuore, da una ragazza a una madre ferita nell’affetto più profondo. È diventato un racconto denso di attualità. «Nessuno mai potrà più udire la mia voce» è la prima opera di Deborah Riccelli, 39 anni, ottico genovese con la passione per la scrittura. Usando un linguaggio semplice e diretto Deborah ha introdotto un espediente narrativo che fa la differenza. Protagonista è Francesca, una ragazza come tante che vive con la sorella e i genitori, ha un fidanzato e delle amiche. E ha Gabriele, l’ex con cui si sente ancora, in un affetto senza soluzione di continuità.
Ma Francesca non c’è più, anche se guarda da sopra (non certo da lontano) le vicende che la riguardano e che raccontano di una violenza assurda e assordante, che le ha tolto per sempre la possibilità di comunicare con chi le vuole bene. Lasciandole però, nell’immaginario narrativo scandito dall’autrice, la possibilità di toccare quasi le persone care. Quasi. In Francesca l’anima e il corpo si sono divisi, lasciandole modo di vedersi da un’altra dimensione.
Impossibile dire di più senza togliere il gusto dell’approccio a un libro che si legge in un battito del cuore. Ed è dedicato, per espressa scelta dell’autrice, a Veronica Abbate, uccisa a 19 anni a Mondragone, con un colpo di pistola dall’ex fidanzato allievo maresciallo della Guardia di Finanza (la sua storia ha ispirato il libro), Antonella Multari, massacrata a 33 anni per strada a Sanremo da Luca Delfino, anche lui ex fidanzato e poi a Chiara, a Luciana a Debora.
Insieme al volume un foglio con la petizione popolare per la certezza della pena, promossa dal Movimento per l’Italia di Daniela Santanché. «Chi vuole firma, e spedisce il tutto all’indirizzo che c’è sul foglio - spiega l’autrice -, senza impegno, ma mi è sembrato doveroso, dopo aver scritto con il cuore il mio racconto, dare un seguito reale». E Deborah racconta delle commozione che ha preso tutti alla prima presentazione del libro, avvenuta a Palazzo Millo, al Porto Antico, con la mamma di Veronica, giunta apposta da Caserta, la mamma a cui inizialmente era dedicata la lettera-racconto di Deborah, scritta dopo avere seguito in tv la storia della ragazzina uccisa. «Si chiede almeno la certezza della pena», conclude Deborah, che ha voluto i suoi occhi in copertina insieme a quelli di Veronica e Antonella. La storia di Francesca che si snoda tra il molo Archetti di Pegli con il rumore dei motori della navebus Celestina e l’Acquario, al porto Antico, si snoda nell’arco di pochi giorni. E conduce il lettore da un disagio immaginato e intuito a una paura e un orrore vissuto attraverso i sentimenti di una famiglia dove da un giorno all’altro si apre la voragine. Sentimenti descritti con semplicità, eppure così vicini al sentire di tutti.
«Nessuno mai potrà più udire la mia voce» Fratelli Frilli, 90 pagine, 6,50 euro