Amarezza Ancelotti: «Questo arbitro ci ha tolto la finale»

Marcello Di Dio

nostro inviato

a Barcellona

«Mamma mia, ma quello era gol». L’espressione di Carlo Ancelotti si fa cupa rivedendo alla moviola l’episodio chiave della rete annullata a Shevchenko. “Merk ci ha tolto la finale, il gol di Sheva era regolare. Un arbitro del suo livello non può fare errori del genere. Si vede bene che Puyol perde l’equilibrio da solo, perché è fuori tempo con i passi, non c’è nessun tocco. Una cosa del genere in una partita così pesa tantissimo e noi ci sentiamo penalizzati. E in più, nel finale, Merk ha anche spezzettato troppo il gioco, rivelandosi molto pignolo. Poi ha fischiato la fine con una trentina di secondi d'anticipo, forse aveva fretta di andare a casa...». Il rammarico è grande, Ancelotti come tutto il Milan avrebbe voluto essere a Parigi. Occasione giusta per vendicare la clamorosa serata di Istanbul contro un’altra squadra inglese, l’Arsenal. Anche se il tecnico rossonero riconosce che «il Barcellona ha meritato di arrivare a Parigi perché è una grande squadra. Siamo stati alla pari dei catalani in tutte e due le partite, ecco perché siamo dispiaciuti per quell’episodio».
Pesante nel computo dei 180 minuti e decisivo almeno quanto, precisa l’allenatore del Milan, «alcune occasioni che potevamo concretizzare nelle due sfide. Ma non dimentichiamoci che era una semifinale contro il Barcellona, un avversario che non ti permette di giocare. La qualificazione si è decisa per piccoli dettagli, stasera (ieri sera, ndr.) il match è stato bellissimo per sostanza, qualità e impegno delle due squadre. Insomma, entrambe meritavano di arrivare a Parigi».
Qualcuno fa notare che il Milan è arrivato alla finale in condizioni fisiche non ottimali. «L’anno scorso fummo molto fortunati ad Eindhoven, stavolta non lo siamo stati. C’è dispiacere per non giocare un’altra finale, ma anche grande soddisfazione perché abbiamo dimostrato di essere all’altezza della situazione». Ancelotti spiega anche i cambi effettuati per cercare di segnare quel gol che sarebbe servito a riaprire la sfida. «Costacurta è uscito perché lamentava una botta e poi con l’inserimento di Cafu cercavo più spinta sulla fascia laterale. Con Rui Costa volevo mettere più qualità al centro del campo, Gilardino serviva invece per sfruttare qualche palla alta». Tutto inutile. Dopo la finale mancata e un campionato ancora aperto, Ancelotti fa già un parziale bilancio della stagione. «È stata un’annata positiva, il Milan è stato competitivo sia in campionato che in Coppa. E noi crediamo ancora nello scudetto».
Carles Puyol racconta l’episodio tanto contestato che lo ha visto protagonista. «L’impatto c’è stato, mi ha sbilanciato e c’è stato subito il fischio dell’arbitro”, dice il difensore centrale del Barcellona. A confortare la tesi milanista arrivano le dichiarazioni sull’Equipe di oggi del neutrale ex arbitro Quiniou: «Un’assurdità annullare questo gol». Clarence Seedorf va controcorrente: «Abbiamo perso la partita in casa, è lì che dovevamo fare di più. Ragioniamo da Milan, noi al Camp Nou dovevamo vincere, lasciamo perdere l’arbitro, non diamogli le colpe della nostra delusione. Certo, magari con altre decisioni sia all’andata che al ritorno la qualificazione sarebbe stata nostra. Oggi in certi momenti la palla l’avevamo sempre noi. Questo è un risultato che fa male. Ma il Milan esce a testa alta, sono quattro anni che arriviamo a questi livelli. Questa doveva essere la finale, abbiamo divertito il pubblico come se lo fosse. Non è facile giocare in uno stadio così una partita di questo genere ci è mancato pochissimo per arrivare in finale».
«Per noi è un grande traguardo (è la quinta finale conquistata dal Barcellona, ndr.), ma ora per completare l’opera vogliamo vincere la Coppa – dice Frank Rijkaard, che aveva già raggiunto l’atto decisivo da giocatore proprio con il Milan -. Non posso fare comparazioni con quando ero calciatore, quel periodo appartiene al passato. Noi favoriti? Con l’Arsenal partiamo alla pari. Il gol annullato ai rossoneri? Credo che ci fossero le giuste motivazioni per non convalidarlo».