Amato abbandona la "Attali" romana prima di cominciare

L’ex premier ad Alemanno: rinuncio per le polemiche sul fascismo, non ci sono le condizioni. E non guiderà lo "sviluppo di Roma". Arriva Marzano

Roma - Forse sarà la commissione Marzano, di certo non è più la commissione Amato. La Attali de noantri, fortemente voluta dal sindaco di Roma Gianni Alemanno per discutere delle riforme istituzionali della capitale, non si sente tanto bene ma prova a sopravvivere cambiando nome. Il presidente designato in quota all’opposizione, il giurista ed ex presidente del consiglio Giuliano Amato, ha comunicato ieri sera al primo cittadino la sua indisponibilità ad accettare l’incarico di presidente della commissione bipartisan, «essendo venute a mancare le condizioni per un lavoro sereno».

Una decisione, quella di Amato, che era nell’aria da giorni. L’ex premier e ministro dell’Interno ha ceduto dopo qualche esitazione all’assillante pressing inscenato negli ultimi giorni dal centrosinistra in seguito alle parole di Alemanno sul fascismo, quelle secondo cui quest’ultimo non fu «il male assoluto». A quel punto, secondo gli schemi incrollabili degli orfani della falce e martello, il matrimonio sulle riforme non s’aveva più da fare. E il segnale forte e chiaro è arrivato con le spettacolari dimissioni da parte dell’ex sindaco di Roma Walter Veltroni dal comitato per il Museo della Shoah. Ma la convinzione generale è che a sinistra non si aspettasse che un pretesto per far fallire un progetto ambizioso ma mai piaciuto. E a rianimare la commissione Amato non sono servite nemmeno le parole di qualche giorno fa di Gianfranco Fini molto più gradite a Pd e dintorni. Il dado era tratto.

Quindi nessuna sorpresa quando nella serata di ieri c’è stata l’ufficializzazione del no di Amato, ostaggio della sinistra malgrado, come ha fatto notare lo stesso Alemanno, non fosse stato proposto «come politico di sinistra, visto che non ricopre più una posizione politica». E la decisione di affidare la presidenza della commissione a un’altra figura di profilo istituzionale. Il nome che Alemanno ha già fatto è quello del presidente del Cnel, professor Antonio Marzano, che ha offerto la sua disponibilità. Nelle prossime ore il cambio della guardia al vertice della Attali romana sarà ufficializzato.

Intanto la commissione, pur orfana del presidente, continua a lavorare. Ieri in Campidoglio si sono riuniti per fare il punto della situazione i nove giuristi che formano la subcommissione per le riforme di Roma Capitale, rappresentanti delle tre istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione). Achille Chiappetti, scelto dal Comune di Roma, ha sottolineato che «la nostra scelta è di dare precedenza a Roma Capitale per attuarne il regime speciale; sulla base di questo risolveremo tutti i problemi». Per il costituzionalista si tratta di «una commissione molto omogenea», che potrebbe farcela a produrre un testo entro il tempo stabilito. Ottimista anche Enzo Cheli per il quale si potrà arrivare a una soluzione «unica». Per l’ex ministro Franco Bassanini «c’è qualche rigidità numericamente molto limitata sul metodo di procedere e sull’impostazione». Nel dare appuntamento a giovedì prossimo Bassanini ha sottolineato la necessità di procedere contemporaneamente alle riforme di Roma Capitale e della Città metropolitana.