«Amato deve intervenire o sarà di nuovo caos»

Il senatore Micheloni (Pd) scrive al ministro: «Servono almeno 8mila addetti allo spoglio e gli scrutini non vanno concentrati in una sola città»

da Roma

C’è un’altra campagna elettorale che sta partendo in queste ore, lontana dalla Capitale, dai palchi dei comizi, dalle televisioni: si organizza oltreoceano, nelle Americhe, negli Stati d’Europa, in Asia, in Africa, in Oceania. In gioco ci sono 12 posti da deputato e 6 da senatore in rappresentanza di 3 milioni di italiani iscritti all’anagrafe estera e aventi diritto al voto. Ma in gioco c’è anche la credibilità di un’elezione che paga errori del passato recente. Due anni fa il voto estero fu macchiato da denunce di brogli, strane duplicazioni di plichi, accuse di scrutini non regolari: una pagina nera del voto democratico nella storia italiana.
Al Giornale sono arrivate decine di email di connazionali preoccupati. Addirittura il Parlamento è intervenuto in queste ore: il presidente del comitato per le questioni degli italiani all’estero, Claudio Micheloni (Pd), ha inviato una lettera di allarme al ministro dell’Interno Amato: nel 2006 lo scrutinio del voto estero «rappresentò il punto più debole del procedimento elettorale». Il comitato chiede se il Comune di Roma «sarà in grado di reperire circa 8mila persone» per scrutinare le schede estere.
«Spero - spiega Micheloni al Giornale - che al Viminale ci sia una presa di coscienza per evitare un disastro al momento dello spoglio». Un disastro che potrebbe «mettere in discussione la questione del voto all’estero».
Nel comitato, aggiunge il senatore del Pd, «c’è un’enorme preoccupazione. È da mesi che diciamo: se lo scrutinio rimane concentrato in una sola città è difficilissimo garantire 8-10mila scrutatori». Le idee sono quelle di chiedere alla Corte d’Appello di Roma di delegare ad altre città una parte del controllo delle schede, oppure, novità assoluta, il coinvolgimento nello scrutinio di «studenti dell’università ai quali versare un piccolo compenso».
«Alcuni dei nostri uomini due anni fa videro di tutto - racconta al Giornale il responsabile per la Lega del voto estero, il senatore Stefano Stefani -. Non c’è il rischio di problemi, ma di brogli. Mi assumo la responsabilità di quello che dico. Questa volta abbiamo la fortuna, come Pdl, di correre insieme e dunque per noi sarà più facile controllare».
Micheloni racconta che il comitato del Senato ha già ottenuto un primo successo: «Abbiamo chiesto che i plichi agli elettori siano inviati per raccomandata, e non per posta ordinaria. Siamo soddisfatti della risposta di D’Alema. Ci preoccupa il Belgio, dove con la privatizzazione delle Poste hanno ridotto di quasi due terzi gli sportelli». Le buste contengono il certificato elettorale, le schede per Camera e Senato, le liste dei candidati nella ripartizione geografica. «I plichi con il materiale partiranno «tra il 26 e il 28 marzo» e devono tornare indietro «entro il 10 aprile alle 16».
Ma proprio il reinvio rimane un anello debole del voto estero secondo alcuni emigrati: Daniele Bianchi, italiano residente alle Canarie, chiede per esempio: «Una volta votato e reinviata la busta all’ambasciata per posta normale, chi mi dice che nel tragitto dalle isole Canarie all’ambasciata italiana di Madrid non sia persa, o arrivi fuori tempo di accettazione (volontariamente o involontariamente)?».
Guido Marongiu, un altro emigrato italiano, ricorda che nel 2006 ricevette il plico per votare dal consolato di Houston due giorni dopo la data delle elezioni, e si domanda se «qualche impiegato poco attento o poco scrupoloso» possa aver lanciato «un bel numero» di plichi «nella spazzatura, magari dopo averle aperte!».
Da Rio de Janeiro Piero Ruzzenenti, ex candidato della Lista Tremaglia, racconta nella sua email come andò due anni fa: «La maniera più semplice e diffusa per ottenere dei voti facili era quella di “mettersi d’accordo” con i funzionari delle Poste e farsi consegnare sottobanco buona parte delle buste che tornavano indietro per indirizzi sbagliati o assenza dei destinatari (il 20-30%), compilarle con i nominativi di proprio interesse e rispedirle al consolato...».
I candidati si stanno organizzando per evitare pasticci. Esteban Caselli, in corsa per il Pdl al Senato nella circoscrizione Sudamerica, già ambasciatore presso la Santa Sede e imprenditore, dice al telefono da Buenos Aires: «Ho parlato personalmente con l’ambasciata e il direttore delle Poste e ho trasmesso la preoccupazione del presidente Berlusconi».
Per quanto riguarda la circoscrizione Europa, un’altra candidata Pdl e già senatrice, Antonella Rebuzzi, in partenza per Düsseldorf, racconta: «Ho una squadra di persone che controlleranno. Lo fanno per amor di patria e di giustizia, memori dell’esperienza del 2006... Ma quello che mi auguro è che gli italiani all’estero vadano a votare». Nonostante l’«amarezza» per l’esperienza, la prima, di due anni fa. Lo scetticismo, la sfiducia. Comprensibili.