Amato: "Dialogare con l'Islam"

Il ministro dell'Interno risponde alla provocazione del vice presidente del Senato, il leghista Calderoli, che aveva proposto un "Maiale day" contro la diffusione delle moschee: "Non bisogna diffidare degli islamici"

Siena - "Attenzione a non fare rispetto agli islamici l’errore che hanno fatto in passato su di noi, dicendo che gli italiani erano tutti mafiosi. Gli islamici non sono tutti terroristi, non bisogna diffidare di loro". Giuliano Amato, parlando alla festa dell’Udc a Chianciano Terme, non cita minimamente le affermazioni pronunciate ieri da Roberto Calderoli. Ma il riferimento è chiaro: "A me non va - premette il titolare del Viminale - che chiunque arrivi in questo Paese dica ’io facco l’imam’ e si piazza lì a fare l’imam senza che io possa sapere chi è e chi l’ha mandato". Amato, però, spiega che occorre trovare comunque una soluzione: "A me - ragiona - serve un’intesa con i musulmani per poter avere con le organizzazioni religiose musulmane gli stessi rapporti trasparenti che io ho con la Chiesa Cattolica".

Non demonizzare l'Islam Il ministro dell’Interno sottolinea che al momento ci sono musulmani "che sono in un limbo, io non posso fare niente su di loro ma loro non chiedono niente allo Stato". È, sottolinea ancora Amato, "quel moto ignoto di predicatori coranici" ma, ragiona ancora il responsabile del Viminale, "non è attraverso la repressione che bisogna agire".