Amato: "Multe a casa per i clienti delle lucciole"

Nuove norme del pacchetto sicurezza. La politica divisa: "Così si  rovinano le famiglia". Polemiche per la scelta del ministro dell'Interno. La replica: "Sì, c’è un po’ di cattiveria"

Roma - Multe per i clienti delle prostitute. Sanzioni non conciliabili al momento e sul posto e quindi, inevitabilmente, spedite a casa con tanto di verbale particolareggiato e dunque con immaginabili ripercussioni per chi è sposato o convive con la propria compagna ed ha famiglia.

Durante l’audizione in Commissione Affari Costituzionali il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, illustra le linee guida del pacchetto sicurezza che il governo dovrebbe presentare tra breve alle Camera. Tra le novità le misure di contrasto alla prostituzione. Amato sceglie un approccio diverso, che ha immediatamente suscitato polemiche perché finisce per colpire più il cliente della prostituta e soprattutto del suo sfruttatore.

Il ministro infatti ammette che in lui «c’è un un pizzico di cattiveria verso i clienti» ed è per questo che ha pensato ad «una multa non conciliabile, con il verbale che arriva a casa del diretto interessato». Sarebbe sbagliato per il responsabile del Viminale «immaginare un articolo proibitivo» meglio invece «una misura più saggia da adottare che vieti, con sanzione amministrativa come i divieti stradali (applicabile dunque anche dai vigili ndr), l’esercizio di questa attività vicino a luoghi di culto o in strade frequentate da minori».

Si tratta di un fenomeno che «genera tanto allarme nei sindaci» ricorda Amato che però vuol dare ascolto anche alle «perplessità delle associazioni di volontariato, Caritas in testa, che hanno paura che tutto finisca in luoghi incontrollabili e orridi come le marrane o, al contrario, in luoghi chiusi, in cui non possono più vedere cosa accade a queste ragazze».

Proprio dall’Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa connessi, istituito al Viminale, arriva la segnalazione delle preoccupazioni delle associazioni convinte che qualsiasi divieto potrebbe spingere le ragazze, già vittime del racket, a forme di isolamento sempre più forti. Sarà proprio l’Osservatorio presieduto dal sottosegretario Marcella Lucidi ad elaborare il provvedimento nella sua forma definitiva nei prossimi giorni.

La proposta di Amato però lascia perplessi anche molti fra gli alleati del governo.

«Combattiamo il crimine e lo sfruttamento: è questa la vera piaga», dice Paola Balducci, responsabile Giustizia dei Verdi. Secondo la Balducci «con quella misura, l’accanimento sarebbe diretto contro le persone che sono in strada piuttosto che contro quelli che fanno profitti sui loro corpi. Per i Verdi quella del ministro dell’Interno non può essere una via percorribile».

Sarcastico Enrico Buemi, responsabile Giustizia dello Sdi: «Il fenomeno della prostituzione ha una dimensione tale che pensare di risolverlo con una contravvenzione fa un po’ ridere». Maliziosamente Buemi aggiunge che forse Amato ha trovato una via fruttuosa per rimpinguare le finanze pubbliche. «Forse quello di Amato è un modo per finanziare le casse dei comuni, per sostituire l’Ici sulla prima casa con altre entrate - ipotizza Buemi -. Ma ci si deve rendere conto che il fenomeno ha bisogno di altre risposte».

Per Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento Pari Opportunità di An e consigliere alla Provincia di Roma Amato vuole soltanto nascondere la polvere sotto il tappeto. «È desolante che il ministro dell’Interno abbia come obiettivo quello di sfasciare le famiglie», taglia corto il senatore Francesco Storace, segretario nazionale di la Destra. Contraria al «coinvolgimento della famiglia» quando si parla della «squallida scelta di un uomo di usufruire dei servizi delle prostitute» anche il segretario nazionale di Azione Sociale, Alessandra Mussolini.