"Amato o Marini? Per l’Italia sarebbe solo tempo perso"

Berlusconi: "Impossibili le riforme in pochi mesi. Sì al dialogo con Veltroni ma non cambio posizione. Mai parlato di marcia su Roma"

Roma - Nel pomeriggio che segue il lungo faccia a faccia al Quirinale con Napolitano, il punto sui cui ci si interroga a Palazzo Grazioli è sostanzialmente uno: il capo dello Stato deciderà per un incarico esplorativo o per un mandato pieno? E la palla passerà a Marini o ad Amato? Già, perché dal colloquio tra Berlusconi e il presidente della Repubblica quel che emerge chiaramente è che per avere la certezza che davvero non via sia alcuna alternativa alle elezioni anticipate il Colle un tentativo lo farà («cercherà fino in fondo un’alternativa al voto», confiderà a sera il Cavaliere ai suoi parlamentari). Un incontro, quello tra Napolitano e il Cavaliere, cordiale e senza alcuna sbavatura nel quale, però, i due sono rimasti sostanzialmente sulle loro posizioni. Con il capo dello Stato a insistere sulla necessità di un governo che riscriva la legge elettorale per dare così al Paese una maggioranza stabile e Berlusconi a ripetere che l’attuale sistema, così com’è, comunque funziona. Concetto che non a caso l’ex premier ribadisce anche pubblicamente: «Alla Camera ha consentito una piena governabilità a uno schieramento che aveva vinto per solo 24mila voti, mentre al Senato non è stato così per il semplice fatto che la sinistra ha avuto 250mila voti in meno».

Berlusconi, però, fa anche un passo in più. E assicura Napolitano che nel caso dalle urne dovesse uscire un risultato incerto o con un Senato in bilico nei numeri, lui non avrebbe «alcun problema» a fare quello che aveva chiesto a Prodi il giorno dopo le elezioni. Insomma, se necessario per il bene del Paese, nessuna preclusione alle larghe intese. Un dialogo, quello con il centrosinistra, che su alcune questioni vitali per il Paese - da quelle istituzionali a quelle economiche - potrebbe arrivare anche in caso di successo netto. Dovessimo vincere, ragionava con i suoi il Cavaliere nel pomeriggio, «non faremo riforme a colpi di maggioranza». Tant’è che passeggiando con i cronisti per Corso Vittorio, pur prendendo atto delle divergenze con Veltroni sulla soluzione della crisi, ribadisce di avere «la speranza» e «l’intenzione» di «mantenere aperto il dialogo con la sinistra» perché «il Paese ne avrebbe solo da guadagnare».
Berlusconi, dunque, resta convinto che si debba «tornare subito al voto» per «non tenere l’Italia sospesa» e «dare al Paese un governo in grado di durare». Parole, queste, ripetute anche al capo dello Stato. E se qualcuno invita a distinguere tra il Berlusconi ufficiale e quello privato - perché forti sono in queste ore le pressioni sull’ex premier per un governo-ponte, tanto che pure D’Alema lo ha chiamato personalmente - sul punto Bonaiuti è categorico: «Solo sciocchezze, la nostra posizione è chiara». Anche perché, aggiunge il portavoce del Cavaliere rispondendo a un’apertura possibilista dell’udc Baccini su un esecutivo di «interesse generale», «con la legge elettorale vigente i cittadini hanno indicato anche il capo dell’esecutivo». Insomma, caduto Prodi «non vi è altra strada che il voto». Un ragionamento che lo stesso Berlusconi avrebbe fatto a Napolitano. E che Bondi e Cicchitto ribadiscono pubblicamente. Così, quando i cronisti lo intercettano a passeggio per il centro di Roma, alla domanda se preferisca un mandato a Marini o Amato risponde in maniera eloquente: «Francamente, mi pare tempo perso». E pure sulla possibilità che Baccini o qualcun altro possa sostenere un eventuale governo-ponte è netto: «Sono palliativi, giochi di Palazzo che la gente non capirebbe».

Posizione, quella del Cavaliere, che trova anche il sostegno di Casini. Che alle cinque del pomeriggio chiude il cerchio del centrodestra: «Né governicchi, né pasticci. Si vada a votare». Parole che l’ex premier raccoglie con soddisfazione visto che per tutta la mattina si era detto sicuro che l’Udc non si sarebbe «mai sfilato». Così, anche per Napolitano la partita si fa più complessa. Perché, fa notare l’azzurro Fitto, «ci ha messo oltre un anno a diventare il presidente di tutti meritandosi l’applauso che l’intero Parlamento gli ha tributato la scorsa settimana». Come a dire che una forzatura oggi non potrebbe che essere letta dal centrodestra come una scelta di parte. Anche perché, spiega Berlusconi, visto che «sulla legge elettorale non c’è stato un accordo in due anni» come è pensabile che «lo si trovi adesso» e «rapidamente»? È chiaro, è la sua convinzione, «che per toccare l’architettura costituzionale non ci si metterebbero solo pochi mesi». E, questo è il suo timore, quello che dovrebbe essere solo un governo-ponte durerebbe almeno fino al 2009. Mentre l’obiettivo del Cavaliere restano le urne, magari «con Prodi che resta a Palazzo Chigi». Perché, spiega l’azzurra Bertolini, «gli italiani hanno la brutta abitudine di dimenticare troppo facilmente le loro sciagure».