Amato ora critica i magistrati: «Punite i trafficanti di uomini»

Francesca Angeli

da Roma

Il naufragio di Lampedusa non è soltanto una tragedia ma «un crimine». C’è un colpevole per quei morti: l’organizzazione che gestisce il traffico dei clandestini. E i magistrati italiani, anche in collaborazione con quelli degli altri Paesi interessati, devono individuarlo e colpirlo una volta per tutte. Davanti all’ennesimo dramma del mare, a poca distanza dalle coste di Lampedusa, il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, lancia un appello che suona anche come un rimprovero, neppure tanto velato, alla magistratura.
«Quella di oggi non è solo una tragedia, ma un vero e proprio crimine. E se i crimini non riusciamo a punirli, si ripetono. E si ripetono anche le tragedie», attacca il titolare del Viminale che poi si rivolge direttamente alla magistratura invitandola «alla ricerca dei responsabili con lo stesso impegno interno e internazionale che giustamente dedica a reati meno gravi di questo». Amato poi assicura tutto l’appoggio «del governo italiano e degli altri governi interessati» in modo a riuscire «a scardinare una buona volta le organizzazioni criminali che mettono quotidianamente a repentaglio tante vite nella traversata del Mediterraneo».
Ma il traffico di clandestini è un crimine complesso che pone problemi di diritto internazionale. E i magistrati, risentiti, lo fanno notare al ministro. A parlare è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro.
«L’invito del ministro Amato è formalmente corretto ed è da accogliere - replica Gennaro - però, nei fatti, noi magistrati abbiamo le mani legate perché non abbiamo prospettive di intervento all'estero, nei Paesi rivieraschi del Mediterraneo dai quali partono i barconi della morte carichi di disperati».
Dunque, prosegue Gennaro, «se finora le indagini per smantellare queste organizzazioni criminali non hanno dato grandi risultati la colpa non è certo dovuta a carenze professionali della magistratura, ma a una mancanza di collaborazione con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo». In sostanza, ribattono i magistrati, il problema è politico e spetta al governo risolverlo.
E in effetti il fenomeno immigrazione va governato con scelte oculate in politica interna, gestito in sintonia con gli altri Paesi europei e in collaborazione con quelli a forte spinta migratoria. Ma il traguardo di una politica europea sull’immigrazione è ancora lontano da raggiungere. Le scelte del governo di centrosinistra in materia di immigrazione poi appaiono disastrose all’opposizione, come denuncia l’ex ministro Carlo Giovanardi dell’Udc.
«Com’era purtroppo prevedibile il messaggio lassista del Governo Prodi ha avuto come effetto un aumento record degli arrivi clandestini e di coloro che perdono la vita in mare, vittime di efferate bande criminali», accusa Giovanardi, che osserva come «la tragedia di Lampedusa dimostri quanto strumentali e infondate fossero le critiche della sinistra alla politica dell'immigrazione della Casa delle Libertà». Anche Antonio Martuscello di Forza Italia critica il governo capace soltanto di piangere «lacrime di coccodrillo sul tema dell'immigrazione». Martuscello si chiede che cosa abbia «fatto sino ad oggi la maggioranza di centrosinistra per scoraggiare questi delinquenti». Sotto accusa gli editti di Ferrero e compagni, in riferimento agli annunci del ministro della Solidarietà sociale di Rifondazione, Paolo Ferrero, che ha più volte ribadito la sua volontà di cancellare la Bossi-Fini. Le stesse accuse al governo Prodi le lancia l’ex ministro della Lega, Roberto Calderoli: «Criminale non è soltanto chi organizza le carrette del mare, ma anche chi, con la propria politica, ha determinato la partenza dei viaggi della morte».
Infine un appello all’Europa affinchè il problema del traffico dei clandestini non ricada soltanto sulle fragili spalle di un’isoletta come Lampedusa arriva dal sindaco dell’isola. Bruno Siragusa. «Da quattro anni lancio l’allarme - ricorda Siragusa -. Speriamo che questa ennesima tragedia annunciata faccia sì che l'Europa apra gli occhi e si assuma la responsabilità di un dramma senza fine».