Amato: sbarcati 2mila clandestini al mese

Marianna Bartoccelli

da Roma

Sono 29 gli islamici rimandati a casa in questi mesi in quanto «ritenuti pericolosi perché collegati a cellule del terrorismo internazionale». Di questi 6 erano usciti di galera grazie all’indulto, visto che erano stati condannati per aver prodotto passaporti falsi, ma in realtà si trattava di elementi sospettati di terrorismo. Cifre più pesanti quelle sull’immigrazione clandestina che arriva via mare, attraverso la Sicilia, che è aumentata di 4000 unità in più rispetto al 2005 (12.102 in tutto dall’inizio del 2006) ed è in mano alle organizzazioni criminali. Terrorismo estero ed immigrazione con alcuni incroci che tengono sotto pressione i responsabili dell’Antiterrorismo, queste le questioni fondamentali della relazione di Amato.
Quest’anno per il rito del ferragosto di sicurezza, il ministro dell’Interno ha presentato delle «note» annunziando una innovazione, anche se si tratta di un ritorno al passato: la relazione sulla sicurezza verrà presentata al Parlamento a inizio d’anno. Quella di ieri è solo «una sintesi di quanto è stato fatto sino ad oggi per garantire la sicurezza degli italiani», ha specificato Giuliano Amato. Liquidata brevemente la questione rituale del controllo nelle strade per il 15 agosto con la sottolineatura che «la vigilanza è elevata e che difficilmente qualcuno in autostrada potrà superare i limiti di velocità», l’incontro con la stampa di ieri ha seguito il briefing con tutte le strutture preposte alla sicurezza, Sismi, Sisde, Polizia di Stato, guardia di Finanza e capo della Protezione Civile, anticipato di un giorno dopo i fatti di Londra.
Tutti in prima fila al momento della conferenza stampa con Nicolò Pollari (Sismi) accanto a Mario Mori (Sisde) a sua volta accanto a Emilio Del Mese (Cesis), tutti e tre ritualmente in grigio scuro mentre Guido Bertolaso, il responsabile della Protezione civile, era «ritualmente» in maglietta polo. Nell’altra fila il capo della Polizia di Stato, Gianni De Gennaro, seguito dai vertici delle altre strutture del Comitato Nazionale per l’ordine e sicurezza pubblica. Ha parlato solo Amato e i vertici dei Servizi, coinvolti dalle inchieste milanesi, sono stati «rigidamente» ad ascoltare. «La vicenda legata ai vertici dei Servizi, non ci coinvolge - ha precisato il ministro - la responsabilità di ogni decisione va alla presidenza del Consiglio».
Anche se il ministro ha parlato di «fotografia limitata» della situazione, ha ribadito che lo scandalo legato al rapimento di Abu Omar, non ha «tagliato il Sismi dal circuito informativo nazionale». «I nostri servizi sanno quello che sta accadendo e quello che viene detto e non detto. Noi - ha puntualizzato Amato - teniamo d’occhio quello che può accadere nel nostro Paese». Escludendo che sino ad oggi ci siano legami tra gli attentatori e il nostro Paese, Amato ribatte che proprio dopo l’operazione antiterrorismo della polizia inglese sono state «tempestivamente diramate direttive per l’intensificazione dell’attività di prevenzione e controllo del territorio ed il potenziamento dei servizi di vigilanza degli obiettivi sensibili». Controlli mirati nei luoghi di aggregazione delle comunità islamiche, come i call center, gli internet point e le macellerie islamiche. «Negli ultimi 12 mesi la nostra azione - dice Amato - ha permesso di controllare 21.296 obiettivi, identificare 82.752 persone, denunciarne 1.508 ed arrestarne 618, oltre che avviare le procedure di espulsione per 2.012 stranieri, 55 dei quali effettivamente espulsi ed arrestati per inottemperanza a un precedente decreto di espulsione altri 17 extracomunitari».
A proposito della retata, 40 fermi, effettuata dopo Londra, il ministro Amato ha difeso il valore dell’operazione di fronte agli attacchi di alcune associazioni della comunità islamica. «Si lavora con un margine delicato di apprezzamento, sulla base di indizi e non di pregiudizi. Se c’è una persona al mondo che vuole evitare che una brava persona venga scambiata per criminale, quello sono io» ha precisato. Spiegando che «in una circostanza come questa (i fatti di Londra, ndr) era importante fare delle verifiche». Ed ha aggiunto che la parte più vicina al terrorismo dei 40 era «quella emersa dalla collaborazione con le autorità belghe che tenevano d’occhio persone legate alla cosiddetta area della radicalizzazione». Per quanto riguarda l’immigrazione clandestina questa è alimentata soprattutto dagli «overstayers», gli stranieri che rimangono dopo la scadenza del visto. Un fenomeno che ha raggiunto il 60% nel 2005 e il 63% a giugno 2006. Ed annunzia una conferenza Unione europea-Unione africana, in collaborazione con il commissario Ue Franco Frattini e Frontex (la struttura che si occupa della sicurezza delle frontiere) per incrementare «i pattugliamenti comuni e scoraggiare la partenza delle carrette del mare dalle coste libiche».