Amato sdogana i clandestini: via alla sanatoria

Francesca Angeli

da Roma

Il governo Prodi riaprirà i flussi migratori prima della fine dell’anno con un decreto ad hoc. Il provvedimento servirà ad assorbire tutti quei lavoratori irregolari già presenti sul nostro territorio e che hanno presentato domanda alle Poste nel febbraio scorso, purché in possesso di un lavoro e della possibilità di mantenersi. Dunque la quota di 170mila ingressi potrà essere superata.
Ad annunciare l’innalzamento del tetto fissato per quest’anno dal precedente governo questa volta è il Viminale, che ieri ha diramato una nota ufficiale anche per porre fine a una serie di annunci ad effetto su sanatorie, ricongiungimenti familiari e chiusura dei centri temporanei di permanenza lanciati tra l’altro anche dal ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, che aveva parlato di una sanatoria di massa per tutti gli irregolari che hanno presentato domanda alle Poste lo scorso febbraio, in tutto 485mila persone.
Il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha dunque sentito il dovere di chiarire quale sarà l’indirizzo del governo nei prossimi mesi, ponendo precisi paletti, ovvero il rilascio del permesso di soggiorno legato al lavoro nel rispetto della legge Bossi-Fini in vigore, al contrario di Ferrero che aveva parlato anche di permessi in attesa di lavoro. Amato però dà un colpo al cerchio e uno alla botte e dunque di fatto annuncia la riapertura del rubinetto delle regolarizzazioni con effetti facilmente prevedibili. Una volta riaperte le quote non basterà più assorbire le domande già presentate nel febbraio scorso perché le richieste aumenteranno all’infinito.
La nota del Viminale ricorda come il precedente governo abbia stabilito in 170mila «la quota di lavoratori stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per l’anno 2006». Nel febbraio scorso è stato dato il via libera alle richieste con il decreto sui flussi e negli uffici postali le domande presentate sono state circa 485mila.
«A seguito dell’esame che verrà svolto in base alla legge, nelle prossime settimane saranno accolte solo le domande relative ai lavoratori che risulteranno in possesso di tutti i requisiti prescritti». Nella nota del Viminale poi si sottolinea come «rispetto alla quota di 170mila unità vi è un’eccedenza di domande presentate pari a circa 315mila» dunque, prosegue il documento, «è possibile, ma lo sapremo più avanti, che le domande in regola superino la quota inizialmente fissata». Di solito la percentuale di domande respinte per mancato possesso dei requisiti è inferiore al 10 per cento, dunque l’ipotesi dello sforamento della quota in realtà è una certezza: ci saranno almeno 250mila domande regolari in più che resteranno sospese.
Ci si richiama dunque alla normativa in vigore, la Bossi-Fini, che prevede all’articolo la possibilità di riaprire i flussi, alzando le quote per decreto. Una decisione che il governo può prendere dopo aver consultato gli enti locali e le competenti commissioni parlamentari.
A questo punto interviene il ministro Ferrero, soddisfatto perché secondo lui la nota del Viminale starebbe a dimostrare che all’interno del governo non ci sono divergenze e lui e Amato dicono le stesse cose. In realtà non è così, perché Amato parla di un rigoroso rispetto della Bossi-Fini, che invece Ferrero vede come il fumo negli occhi. Di fatto però anche Amato è intenzionato a riaprire i flussi e un nuovo decreto porterà con sé nuove domande di regolarizzazione.
La Casa delle libertà critica l’approccio del governo al tema immigrazione. Moderato il commento di Alfredo Mantovano, ex sottosegretario all’Interno per Alleanza nazionale, che evidenzia come il rispetto della Bossi-Fini da parte di Amato sbugiardi clamorosamente Ferrero. Preoccupato invece il suo collega di partito Maurizio Gasparri che parla di atteggiamento «demagogico, irresponsabile e folle» da parte del Viminale. Anche l’azzurro Maurizio Sacconi polemizza con Amato che con un nuovo decreto non farebbe che «soddisfare le pressioni dei clandestini».