Amato sdogana l’islam radicale

Il fondamentalismo islamico in salsa italiana. Mettete da parte le banalità di rito («non c’è integrazione senza legalità»), le affermazioni scontate («gli stranieri sono una risorsa per il nostro Paese») ed ecco cosa resta delle dichiarazioni di Giuliano Amato alla conferenza di Firenze sull’immigrazione: lo sdoganamento dell’Islam radicale.
Perché quando si lascia intendere che ogni forma di divieto del velo è espressione della furia imperialista dell’Occidente nonché la negazione dell’identità delle donne musulmane, c’è poco da lambiccarsi sulle interpretazioni: di fatto hai dimostrato di condividere, fin nel frasario utilizzato, la dottrina degli ultras dell’islamismo, quelli che gridano all’imperialismo occidentale ogni volta che qualcuno prova a mettere in discussione la loro concezione della società e del mondo. Dalla disparità dei diritti tra uomo e donna alla negazione della libertà di religione.
È questa, e non altra, la sostanza politica della posizione assunta dal ministro dell’Interno costruita, con una spregiudicatezza di cui occorre dargli atto, intorno a tre semplici paradigmi. Si cancella d’un colpo il grande dibattito sulla questione del velo in atto anche e soprattutto nella galassia dell’Islam, si accusa di jihadismo alla rovescia chi osa richiamarne i contenuti, si sorvola con disinvoltura su quanto succede nei Paesi musulmani del Nord Africa, nella stessa Turchia e in qualche emirato arabo, dove il velo viene bandito da scuole, università e uffici proprio perché oscura la vera identità della donna e sbarra il cammino alla possibilità di una riforma laica e democratica dello Stato e del tessuto sociale. In un lungo articolo su Repubblica Renzo Guolo mi chiama in causa in una discussione, peraltro aperta ed equilibrata, sul principio della libertà di scelta del velo (che ovviamente nessuno dotato di un minimo di buon senso può pensare di mettere in discussione in termini assoluti) ma a Firenze abbiamo assistito a qualcosa di ben diverso; alla nascita della via italiana al fondamentalismo religioso. Nemmeno Oriana Fallaci poteva immaginare uno scenario tanto sorprendente: si discuteva fino a qualche tempo fa dell’indifferenza e del lassismo dell’Europa davanti al rischio dell’islamizzazione crescente del proprio territorio, oggi il governo Prodi inaugura una nuova frontiera dei rapporti tra gli estremisti dell’Islam e l’Occidente.
Dall’ignavia si passa alla contiguità conclamata, l’«equivicinanza» la definirebbe Massimo D’Alema. Quelli dell’Ucoii, i fondamentalisti che si occupano a tempo pieno delle nostre moschee, hanno colto al volo l’importanza e le novità del messaggio e si sono affrettati a spedire ad Amato le loro congratulazioni. E siccome proprio sprovveduti non sono, gli hanno anche chiesto di abolire la Consulta per l’Islam italiano: piantiamola con questa inutile farsa, è la loro proposta, togliamoci dai piedi una volta per tutte quei quattro gatti dei musulmani moderati che non fanno che rompere le scatole e seminare confusione e trattiamo finalmente solo tra noi, tra antimperialisti ci si intende. Tutto questo, giusto il giorno prima che a Genova si consumasse l’ennesimo episodio di segregazione e di violenza ai danni di un’immigrata marocchina per tenerla lontana dai veleni dell’Occidente corrotto, fossero pure una maglietta e un paio di jeans. Ma in fondo cosa contano le vite (e le sofferenze) delle persone davanti allo slancio di un ministro e di un governo che, primo in Europa, fa propria la terminologia dei fanatici del Corano? E se non vi basta la ricetta di Amato per convincervi della bontà di questa nuova, straordinaria specialità della casa, niente paura, ci pensa il suo compagno di banco, Paolo Ferrero, ad aggiungervi gli ingredienti che mancano: qualche stoccata alle immigrate che denunciano i loro drammi («fanno male i giornali a dar loro tutto questo risalto») e se l’80% di loro, come affermano i sondaggi, dicono che il velo lo indossano solo per paura, lui è già lì, pronto a parlare di nobili tradizioni da rispettare, quelle imposte dai loro aguzzini, appunto. Fermateli, ha scritto qualcuno. Li fermeranno, il prima possibile si spera, gli elettori. Per restituire l’Italia agli italiani e a quei musulmani che la rispettano e la apprezzano per quella che è. E non la considerano una terra di frontiera dove moltiplicare all’infinito i loro minareti e la loro ideologia del velo e dove occupare i municipi dei Comuni affidati alle giunte di sinistra con tappeti e ammennicoli vari, per celebrare lì le loro preghiere. Non senza aver prima accuratamente ricoperto il crocifisso appeso al muro, l’immagine della Madonna e persino il ritratto del presidente della Repubblica, come gli ha ordinato il loro imam di fiducia.