Amato: «Solo fichi secchi le proposte di Blair»

Oggi Londra presenta l’ultima offerta ma, secondo l’ex vice della Costituente europea, meglio una crisi che un budget al ribasso

Alessandro M. Caprettini

nostro inviato a Bruxelles

Meglio una crisi che un bilancio al ribasso? Ma sì che sarebbe più utile. Anche «l'Imam della Costituzione europea», come si autodefinisce Giuliano Amato, ha pochi dubbi sulla sorte da destinare alle proposte britanniche in tema di budget comunitario. In Blair aveva visto una speranza, quando a mezza estate aveva tratteggiato la necessità di riscrivere i capitoli di spesa di una Europa attardata in politiche antiquate, come l'agricoltura. Ma oggi intravede solo «fichi secchi» nelle tabellone disposte a Downing Street. Meglio allora una bella crisi. «Anche perché - rileva l'ex vice-presidente della Costituente Europea - con quelli non solo non vai a nozze, ma non vai da nessuna parte... Mentre l'Europa ha già dimostrato di sapere uscire bene da momenti di forte crisi...». Non c'è solo la tentazione di Amato - socialista al pari suo - a far tentennare in queste ore la fiducia di Blair di poter giungere ad un aggiustamento quando, fra 24 ore, si apriranno le aspre danze del summit dei capi di Stato e di governo. Giusto di ieri, l'avvertimento molto poco prosaico dell'intero Europarlamento riunito a Strasburgo, che ha fatto sapere all'unisono come, se sarà confermato un budget al ribasso rispetto a quello messo in piedi dal lussemburghese Juncker sei mesi fa, i deputati di tutte le formazioni politiche «lo rispediranno al mittente». Una minaccia pesante, mai partita in questi toni in precedenza. E frutto sia della voglia di «contare» degli eurodeputati - che in definitiva hanno voce in capitolo solo su questo - sia dalla mezza gaffe del ministro degli Esteri britannico Straw, il quale giorni fa, rispetto ad una ipotesi di bocciatura da parte dell'Europarlamento, aveva ribattuto sarcastico che i parlamentari se ne sarebbero dovuti fare una ragione della necessità di approvare il bilancio così come Londra lo avrebbe sottoposto ai partners.
E ancora non è tutto. Il primo ministro francese De Villepin ha ripetuto ieri che quel che gli inglesi pretenderebbero (una sforbiciata al loro sconto in cambio della assicurazione scritta che il budget, a cominciare dalla politica agricola, dovrà essere ridiscusso tra il 2008 e il 2009) «è del tutto inaccettabile». Mentre dall'Ungheria giunge la notizia che il premier Ferenc Gyurcsany si è fatto dare con un voto dal suo Parlamento la possibilità di usare il diritto di veto per un budget che secondo lui non sta in cielo né in terra, visto che destina al suo Paese molto meno di quello che si era previsto in giugno.
Anche Roma è sul piede di guerra. Romano Prodi tenta l'inserimento ricordando come proprio lui avesse chiesto un maggior esborso dei soci per poter sviluppare politiche di risanamento e critica il centro-destra per il suo «asservimento» alle ipotesi inglesi. Facile per Fini ribattere, accusandolo di «comica faziosità», visto che proprio il ministro degli Esteri, e in più di una occasione, ha minacciato il ricorso ad un veto vista la possibile, pesante penalizzazione per il nostro Paese, specie nel Mezzogiorno.
Oggi comunque Straw dovrebbe tirare fuori l'ultima offerta: pare sicuro che Londra possa sforbiciare maggiormente i suoi introiti, con richiesta di ridiscussione della Pac a breve. La senzazione è che Blair, il quale oggi vola a Strasburgo per incontrare i capigruppo dell'Europarlamento, voglia chiudere il semestre offrendo qualcosa in più (e in patria è già contestato) in modo da uscire di scena assicurando di aver fatto tutto il possibile. E a quel punto passare la patata bollente all'Austria che subentra per i primi sei mesi del 2006.
È vero - per restare ad Amato che ieri è intervenuto al convegno sulla crisi europea organizzato dall'istituto italiano di cultura a Bruxelles e da Magna Carta - che anche nelle peggiori famiglie ci si rende conto di quando arriva il momento in cui è meglio non litigare. E dunque la crisi non è del tutto scontata. Ma i chiari di luna nei cieli dei 25 non paiono promettere nulla di buono.