Amato

Per una singolare coincidenza, sono due i santi di nome Amato ricordati nello stesso giorno. Tutti e due francesi (e i francesi li chiamano Amé). Uno è l’abate di Remiremont, morto nel 630. L’altro è quello che commemoriamo oggi, di poco posteriore. Della vita di questo Amato, prima che verso il 660 diventasse vescovo di Sion (l’attuale Sitten in Svizzera), nulla sappiamo. Un’altra delle cose che non sappiamo è come mai, circa sedici anni dopo, il re dell’Austrasia, Teodorico III, nel cui regno si trovava Sion, avesse deciso di mandare Amato in esilio nel monastero di Peronne. Questo monastero era diretto dall’abate s. Ultano di Fosse ed era stato fondato dal fratello di quest’ultimo, s. Fursa. Amato, che era a domicilio coatto, si ritrovò privo di «tutela» quando s. Ultano morì. Fu deciso di passarlo sotto la responsabilità di s. Mauronto, fondatore dell’abbazia di Breuil nelle Fiandre. Così, malgrado l’imbarazzo dell’abate, Amato venne scortato a Breuil, dove gli fu messa a disposizione una cella accanto alla chiesa dell’abbazia. Ospite gradito più che prigioniero, Amato non dava segni d’insofferenza ma, anzi, sembrava gradire la sorte di raccoglimento e preghiera cui l’esilio l’aveva costretto. Non solo, ma la sua cella divenne un punto di raccolta per tutti quelli che venivano a chiedergli consigli spirituali e lumi. La condanna non venne mai meno e Amato morì là, a Breuil, verso il 690. In effetti, la «qualità della vita» (umana) è per il Padreterno un concetto privo di importanza. Conta solo che uno l’accetti come viene e, possibilmente, ringrazi lo stesso il Creatore. www.rinocammilleri.it