Amauri fa la differenza, ma la Juve dei ragazzi no

I troppi infortuni cominciano a pesare e i giovani come Marchisio e De Ceglie non sono ancora in grado di garantire la stessa sostanza dei titolari

Arrivano i rinforzi: ovvero la vecchia guardia. La Juve dei Primavera serve a incipriarsi davanti allo specchio della vanità, ma senza i grandi vecchi la Signora prende il raffreddore e forse la polmonite. Meglio coprirsi con la classe di Camoranesi, con la solidità di Nedved. L’altra sera chissà quanti tifosi avranno rimpianto i graffi di Trezeguet. Se c’era lui.... Se c’era lui, forse la Juve avrebbe infilato in gol uno di quei palloni vaganti.
E ieri Cobolli Gigli non sarebbe stato costretto a ripetere una litania per ora non avvalorata dai numeri. «Non penso che quella dell’Inter sia una fuga, nessun dramma per il nostro pareggio, non abbiamo mai parlato di vetta della classifica: dopo quattro giornate è inutile parlarne. Ma ora sarò costretto a tifare per il Milan».
L’ultima idea è forse la più credibile. Il resto sta nei ghiribizzi della sorte. La coperta è corta, se poi perdi Camoranesi, Trezeguet, Sissoko, Zanetti e Buffon non serve neppure a Linus. Perfino l’assenza di Zebina comincia ad essere un peso. L’involucro di carta luccicante presentato dalla prima Juve conteneva anche le sue sorprese: giovani ancora acerbi, Mellberg meno solido del prevedibile. L’ultima Juve ha messo in fila pregi e difetti. Marchisio per ora è poco più di un panchinaro, De Ceglie è meno deficitario di Molinaro, Amauri e Del Piero ogni tanto devono venire a patti con la buona sorte. Manca un poco di qualità ed, infatti, ieri Camoranesi ha ricominciato ad allenarsi con i compagni: magari pronto per giocare domani a Genova contro la Sampdoria. Buffon ha dato buone notizie e ricomincerà ad allenarsi, i mastini del centrocampo stanno lucidando la muscolatura. Insomma non basterà il fumo (e poco arrosto) di Giovinco per tener la Juve in rotta. Problema che Ranieri deve aver messo in conto: troppo sbilanciata la forza della Juve bis rispetto a quella che vuol giocarsi lo scudetto fino all’ultimo. Squadra che segna poco, e che subisce poche reti. In qualcuno difetta l’istinto da killer, ma finora era bastato segnare con il contagocce per garantire risultato e apprezzamenti.
«Settembre è un mese difficile, lo sapevamo», ha concluso Cobolli Gigli tenendo sempre sul filo della tensione la sfida con l’Inter e trovando in Mourinho un buon appiglio per scatenare l’ironia bianconera. «È un allenatore che stimola. Stimola gli altri a batterlo. E comunque alla Juve non lo vorrei mai». Risposta che vale un pacca sulla spalla a Ranieri, oggi certo di mantenere il suo posto. Domani non si sa. Anche l’allenatore bianconero è esposto allo spirar del vento.
Ma oggi la Juve, che di colpo si è trovata dall’essere spalla a spalla con l’Inter all’arrancare al quinto posto in classifica, staccata di due punti, deve soprattutto inventarsi il modo per ottenere di tutto e di più anche dalle seconde linee. Problema già visto l’anno passato, quando gli obiettivi erano meno ambiziosi. Ranieri ha dimostrato che c’è qualche difficoltà. Cobolli Gigli oppone resistenza all’idea. «La squadra è meglio strutturata rispetto allo scorso anno. Può battersi in tutte e tre le competizioni». Questo ottimismo potrebbe essere il tranello della stagione. Intorno a Giovinco è stato sparso troppo incenso, neppur fosse Kakà. Appunto quel che manca a questa Juve: l’uomo che fa la differenza.