«Amavo la carne di mia madre come lei la mia»

Scrive il reietto Drieu La Rochelle di se stesso: «Son indifferente o fanatico Amo chi ammiro»

di Pierre Drieu La RochelleCos'è questa triste rappresentazione della mia infanzia, questa visione di limbi grigi? Faccio uno sforzo per ritrovare una pista che si cancella sotto un'oscurità lussureggiante. Strappo rapidi squarci di lucidità a una notte che avanza invincibile. Bisognerebbe supplire a questa illuminazione che si va indebolendo.Fu gaia la mia infanzia? Può darsi che fosse colma di una soddisfazione vegetale, lontana dalla felicità lucida e dalla tristezza che morde l'anima. Non fu certo desolata come la mia adolescenza. Lo splendore di un sangue giovane s'è completamente dissolto. Questi capitoli scarnificati sono una menzogna, come una mummia. A tre anni, sono stato grande, libero, allegro, ma non conoscerò mai la mia gloria precedente. Ci rinuncio e avanzo, preceduto dall'ombra che inghiotte tutto sui miei passi. Già mi sopravvivo.Le nostre esistenze sono dure, anguste. I nostri genitori non ci danno nulla più di quanto gli animali diano ai loro cuccioli. Ciò nonostante ci insegnano (...)(...) i gesti, il metodo. Ma non hanno la curiosità di Dio verso le sue creature, così acuta da sembrare talvolta crudeltà. Ci mettono al mondo con il loro peccato e non si curano affatto della nostra redenzione. Mia madre non ha fatto abbastanza perché l'amassi. Sono indifferente o fanatico. Amo chi ammiro. Mia madre avrebbe potuto arrivare alla magnificenza con il suo rigoroso spirito di sacrificio. Ma rimpiangeva le cose più meschine tra quelle di cui la privavano i suoi indimenticabili bei gesti, regolati da una splendida e semplicissima disciplina. Il suo viso era ammaccato da lacrime di piombo, e io precipito in una voragine di disgusto quando penso che senza la sua infelicità sarebbe stata tanto banale. Non bisogna dimenticare che la disgrazia colpisce a torto e a traverso. Ciò che la spingeva sulla via della rinuncia era il rispetto umano più che il timor di Dio, e il timor di Dio più che la cura di se stessa. Tuttavia non posso scordare come evitasse ogni grossolanità per non avvilire la dignità che le avevano trasmessa come un gioiello di famiglia e di cui si considerava la depositaria umile e transitoria. Mia madre, secondo una tradizione di prudenza (il solo modo di vivere decentemente per la maggior parte della gente), ricopriva con una bella fodera bianca tutte le poltrone insieme alla sua anima. Meglio così che fingere di trattarle senza riguardo, quando non si hanno i mezzi per comprarne di nuove.Ma dapprincipio fu soltanto una giovane donna, una bella donna. Mi piaceva la sua gioventù, il suo sesso, il suo profumo, la grazia della sua tenerezza. Amavo la sua carne come lei amava la mia. Fusi nella stessa sostanza, non ci eravamo ancora nettamente separati. I bambini ignorano l'affetto e l'amicizia, privilegi dello spirito. Si abbandonano completamente alla sensualità. Conoscono unicamente il momento iniziale della sentimentalità, quando è soltanto un alone mistico soffuso attorno agli stati ambigui della vita animale. Mi piacevano i baci di mia madre, più che la sua bontà. Amavo rimanere nella sua camera, accanto a lei, fiutando gli armadi socchiusi. Prima di entrare non bussavo mai a lungo, ma aprivo subito la porta, per coglierla nell'abbandono della fisionomia e dell'atteggiamento.Vedevo raramente mio padre, lo temevo con delle vili tenerezze, come uno schiavo che in segreto ami il suo padrone.Viviamo con i nostri genitori come più tardi vivremo con una donna. Le abitudini si trasformano a volte in passioni.***Le operazioni mitologiche continuavano. Avevo innalzato Mirza dal mondo degli animali a quello degli uomini. Così Giove s'incapricciò di una mortale. La trattavo come una donna, le supponevo i miei sentimenti. Con profonda indifferenza, Mirza lasciava che nei suoi occhi si rispecchiassero le mie illusioni. Più la sua coda s'agitava, meno il suo cervellino di cagna pensava a quel che per me era più importante.Oppure, appartenevo a un mondo intermedio e un'alleanza segreta mi avvicinava alle creature che si muovono attorno agli uomini in zone inesplorabili. Il silenzio della mia cagna era terribile. Ma per secoli abbracciamo il mistero senza badarci, e ci risvegliamo accanto alla bambola della nostra infanzia divenuta una donnina voluttuosa.Sistemai una cuccia dietro un paravento, sotto due sedie rovesciate. «Giocherò a farmi piangere». Mi rifugiavo là con le mie armi, degli scialli, la mia cagna.Amore è ricercare la solitudine, abbandonarsi con furore a se stessi, chiudersi in una prigione e gettare la chiave fuori dalle sbarre. Allora la donna presa in trappola finge con tenere raffinatezze di occuparsi di noi e, per non morire di noia, qualche volta ci curiamo di lei, ma ci sono uomini che sono morti senza aver visto altro che due piccoli specchi, due occhi nei quali spiare se stessi con una curiosità eterna.Pierre Drieu La Rochelle