«Amavo Maty come una figlia»

In Procura le lettere scritte dalla madre di Matilda al compagno: «Grazie di essere entrato nella nostra vita». Ieri i funerali della piccola

Nadia Muratore

da Biella

«Questo è il nostro pensiero per dirti che siamo felicissime di averti conosciuto e di essere entrato nella nostra vita. Ti vogliamo così come sei». Firmato «Ele & Maty». Domani questo pensiero d'amore, ed altri ancora, scritto da una donna al suo compagno, sarà consegnato alla procura di Vercelli. Antonio Cangialosi e il suo avvocato Sandro Delmastro vogliono così dimostrare che la piccola Matilda, deceduta il 2 luglio per un forte trauma addominale che le ha spappolato fegato e reni, non «pativa» la presenza di Antonio, nuovo compagno della mamma Elena Romani, ora in carcere con l'accusa di omicidio volontario nei confronti della bimba.
«Maty era un angelo, la cosa più bella che mi sia capitata nella vita» ricorda Antonio Cangialosi mentre cerca di nascondere la commozione dietro gli occhiali. Viso tirato, camicia nera e pantaloni bianchi, nell'ufficio del suo legale a Biella, Antonio si sente a suo agio, protetto da quell'avvocato che lo conosce da anni, da quando, nel 2000, lo difese dall'accusa di aver ucciso la moglie, facendolo assolvere. Il biglietto, lasciato sul tavolo della cucina della casa di Legnano, contrasta con le affermazione di Elena quando dice che la figlia non riusciva ad abituarsi alla presenza del suo nuovo compagno e che una reazione psicologica di rifiuto la faceva vomitare spesso quando era con lui.
«Maty aveva dei disturbi, stava facendo degli esami medici - spiega Antonio - l'ultimo proprio il giorno prima di morire. Da quanto mi ha raccontato Elena forse aveva dei problemi al fegato, un liquido anomalo che la portava a vomitare spesso. Io l'amavo quella bambina, con lei e sua madre avrei voluto costruirmi un futuro sereno». L'ottimo rapporto tra Antonio e la bimba è confermato anche dalla testimonianza di Yvon Caviggia, il padrone della casa in cui vive Cangialosi e che abita al piano superiore. «Quando Elena e Maty arrivavano a Roasio - ricorda - la bimba cercava subito Antonio, gli correva incontro felice. Con lui era tranquilla, non ho mai visto nulla che mi facesse dubitare che il loro rapporto non fosse sereno». Soprattutto un episodio è rimasto impresso all'amico e vicino di casa Caviggia: «Una sera Matilda cercava Antonio e lo chiamava "Papà". Noi restammo imbarazzati e Antonio si preoccupò di affrontare il discorso con la mamma e con la bimba, per farle capire che lei un papà ce l'aveva già». Antonio Cangialosi conosce Elena a dicembre dell'anno scorso, la invita a cena e dopo qualche giorno conosce la bimba. Da diversi mesi i tre convivevano in settimana a Legnano in casa di lei, nei weekend nella villetta a due piani a Roasio. Spesso se la mamma andava via il lunedì la piccola si fermava ancora un giorno con Antonio. Scene di un passato felice che ieri hanno contrastato non poco con la triste immagine del funerale della piccola alla quale ha partecipato, tra le lacrime, anche il padre naturale della piccola.