Gli ambeduisti

Non è vero che i giornalisti siano solo degli specchi che riflettono o deformano la realtà: gli specchi non t'inseguono per strada, e nessuno, se non è paranoico, si metterebbe a opinare da solo senza un auditorio. Dunque il Pontefice, Adriano Sofri, mia sorella: a nessuno possiamo vietare di parlare e di opinare, nostro diritto è solo di non volerli eventualmente ascoltare. Il punto non è chi esprima la propria opinione, ma in che misura altri sono disposti a raccoglierla: bene o male è mercato anche questo. Puoi contestare il Papa, ma se ogni volta che parla finisce sulle prime pagine significa che desta un interesse oggettivo. Puoi detestare Adriano Sofri, ma se Repubblica lo ospita regolarmente significa che desta un interesse soggettivo, come non accadrebbe sul Giornale. Posizioni chiare, almeno. La vera ambiguità, infatti, è di chi a sinistra parla parla ma non ha mai avuto il fegato di graziare Sofri, salvo ingarbugliarsi nella contraddizione di un enclave con un condannato per terrorismo e una vedova del terrorismo, magari stupendosi se qualcosa s'inceppa. Né con Sofri né contro Sofri, né con la D'Antona né contro la D'Antona. E a metà strada non il buonsenso, ma il nulla.