Le ambizioni dell’oggetto comune

Una mostra che cerca di analizzare la situazione della giovane arte contemporanea italiana oggi. Ventiquattro artisti, tutti emersi intorno agli anni Novanta, e che sono diventati protagonisti di questo nostro tempo. «Apocalittici e integrati. Utopia nell’arte italiana di oggi», questo il titolo dell’evento, aperto da oggi al pubblico del Maxxi di via Guido Reni. Una ricerca molto accurata quella fatta prima della scelta dei nomi dei 24 prescelti, come afferma il curatore della mostra Paolo Colombo. Che ribadisce quanto sia stato lunga e complessa l’elaborazione della mostra, fatta di incontri con gli artisti, di studio visit. Il titolo è preso in prestito da un famoso libro di Umberto Eco, testo di culto negli anni Sessanta; testo che individua due categorie di atteggiamento nei confronti della cultura. Il prestito del titolo del libro è però in questo caso un semplice pretesto; non c’è infatti nelle intenzioni del curatore quella di catalogare gli artisti e i loro lavori, quanto magari semplicemente un’esortazione a individuare caratteristiche.
La mostra è di ampio respiro, una interessante collettiva, e direi finalmente, di artisti italiani. Con alcune opere realizzate nell’ultimo anno, e che, almeno per una volta, danno il significato di ciò che sta succedendo nell’arte contemporanea oggi.
Le sale del Maxxi, completamente ridisegnate per l’occasione, accolgono i diversi lavori degli artisti, dalle installazioni, ai video, ai dipinti, alle sculture. Ogni media è rappresentato da coloro che, verosimilmente, lo utilizzano con maggiore forza e capacità.
Tra i nomi in mostra, interessante è il lavoro di Adrian Paci, che ha rielaborato dei frame, tratti dal film di Pasolini Il Vangelo secondo Matteo, in chiave pittorica. Quindici piccoli dipinti che sembrano voler raccontare la povertà, l’umiltà, attraverso un uso del colore quasi scolorito, dipinti che intenzionalmente catalizzano la memoria.
Altrettanto interessante è il lavoro di Andrea Salvino, che ripropone uno dei personaggi che da dieci anni abitano le sue opere. Figure apparentemente anonime, e che invece sembrano portarsi dietro un passato che non è solo il proprio ma che è patrimonio comune.
Interessanti le due biciclette - sculture di Patrick Tuttofuoco, che hanno dei nomi di persone, esattamente Yuko e Natascia. Singolari nel loro assemblaggio, i due mezzi possono, anzi devo essere utilizzati dagli spettatori, proprio perché rappresentazione di oggetti di uso comune, assurti per l’occasione a opera d’arte.
Fino al primo luglio. Informazioni: 06.3210181.