Ambra: "Dov’è lo scandalo? Buonasera, lo so dire"

L’attrice replica con l’ironia a chi la boccia come madrina: "Forse diventerò Papa"

Venezia - È carina, spigliata, non si dà arie, si fa fotografare sulla spiaggia in atteggiamenti finto-divistici (ma si vede che non ci crede), sorride ai curiosi. Poi, nel suo vestitino nero e scollato portato senza malizia, accoglie i giornalisti. E d’un tratto scopre che in tanti ce l’hanno con lei. Lei è Ambra Angiolini, madrina della Mostra alla serata di inaugurazione di stasera. Il direttore Müller la scelse con largo anticipo, ad aprile, prima che per la sua prova in Saturno contro si aggiudicasse un Nastro d’argento e il David di Donatello. Doveva incarnare una certa freschezza italiana, la vitalità di un cinema che sa rinnovarsi anche inventandosi nuove attrici, insomma sembrava la madrina ideale per una Mostra che accoglie in concorso tre film tricolori firmati da cineasti semisconosciuti. Invece no. Stefania Berbenni, su Panorama, s’è detta «scorata e sconcertata», ha parlato di «sindrome da furbetti del cinemino», accusando: «Madrina della nostra Cannes è una giovane attrice ignota all’estero, senza un curriculum cinematografico degno, con talento, testa, sex-appeal e poca storia, almeno di set». E ieri, proprio mentre l’ex ragazza di Non è la Rai approdava al Lido direttamente dal set di Bianco e nero, regia di Cristina Comencini, il decano della critica Tullio Kezich raddoppiava su Chi: «Ambra? Il nulla con il vento in poppa. E con tutta la simpatia le auguro di durare quarant’anni, come la Loren». Di più: «Credo che in una manifestazione culturale come la Mostra sia ridicola la figura stessa della madrina. Deploro quest’abitudine: è come il re di Carnevale. Anzi, il re di Carnevale è forse più serio».

Non bastasse, è intervenuto anche Gianni Boncompagni, pigmalione di Ambra Angiolini: «Non c’era niente di meglio in giro. Noi italiani siamo poveracci. Fosse per me la farei Papa».

Ambra legge ad alta voce, davanti ai cronisti, il take d’agenzia. Prova a scherzarci sopra: «Mi prendo il meglio di questi giudizi. Che diventerò come la Loren e forse Papa...». Però si vede che le dispiace, non si aspettava di finire sotto tiro per un’apparizione del genere. «Non capisco. Una madrina deve tirare fuori il sorriso più bello che ha a disposizione, leggere un discorsetto di un minuto e presentare alla platea il presidente Croff. Tutto qui. Dov’è lo scandalo? In fondo “Buona sera” lo so dire». Una pausa: «Però sono felice lo stesso, vuol dire che è tutto a posto, che in quindici anni non è cambiato nulla: sono sempre stata molto amata e odiata».

La voce torna quieta, lo sguardo sdrammatizzante. «Non è che voglia fare la tranquillona. Domani mi prenderà una sorta di disperazione cosmica, lo so, ma intanto mi gusto questa prima volta alla Mostra. Non ero mai venuta, fisicamente, anche per pudore. Avrebbero detto: si fa vedere perché è famosa. Tuttavia, lo giuro, vado al cinema due volte o tre la settimana a Brescia. E questo nuovo capitolo della mia vita mi piace. È bello vedere il mio nome accanto a quelli di Ozpetek e Comencini. È appassionante cambiare. Ho solo paura del ridicolo».

Stasera indosserà un vestito Armani, anche se ancora non ha scelto quale tra due in ballo. «Spero solo che mi permetta di respirare», sorride, con l’aria di chi non si sente poi così fuori posto a presiedere la cerimonia come simbolo di fausto auspicio. Tra tre giorni tornerà al Lido per ritirare uno dei premi Diamanti al cinema: di nuovo accanto a Ozpetek, il regista che l’ha lanciata al cinema vincendo lo scetticismo di molti.