Ambra Jovinelli Pelù irriverente cantante-attore

Piero Pelù tra teatro e canzone. L’artista toscano stasera sarà all’Ambra Jovinelli con il «Fenomeni tour», inedito esperimento in cui per la prima volta si mette alla prova anche come attore. Ai celebri brani del suo repertorio e di quello dei Litfiba alternerà infatti alcuni monologhi, guidato dall’attenta regia di Bustric.
È stato semplice reinventarsi come attore o è come un nuovo inizio?
«È stato veramente difficile, perché dietro il cantante esuberante c’è un uomo molto timido. Ho sempre faticato a ricordare i testi delle canzoni, figurarsi una sceneggiatura di 30 pagine. Recito il primo monologo con il sipario chiuso alle mie spalle, solo davanti al pubblico. Uno shock che sto ancora cercando di elaborare. Un conto è avere la band che fa casino, un altro è entrare da solo, con mille occhi che mi fissano in silenzio».
In scena parla dell’importanza della curiosità, motore che spinge ad affrontare nuove esperienze. La società, invece, si appiattisce su pochi modelli discutibili. Come si cambia questa tendenza?
«Non ho una soluzione ma posso raccontare la mia esperienza. Tengo la tv spenta il più possibile. La realtà si deve vivere sulla propria pelle e a contatto con gli altri. Negli ultimi anni, invece, una brusca accelerazione ha portato a far credere che il mondo reale sia quello pompato dai media. Un’altra soluzione è leggere libri e fortunatamente vedo sempre librerie piene».
Sul palco affronta tematiche complesse. Quale chiave ha scelto per parlarne?
«C’è una domanda che mi pongo e a cui ancora non riesco a trovare una risposta: "una ronda può far primavera?". Parlo di cose serie con un taglio ironico che si è imposto da solo. Non potrei fare altrimenti, senza ironia non si va avanti. Affronto argomenti scomodi, dall’accesso all’acqua ai nuovi imperialismi».
Tornando alla musica, in scaletta ha inserito brani dei Litfiba mai suonati dal vivo.
«Ci saranno Pierrot e la luna, No frontiere e Cannon song, brano di Brecht e Weill tratto dall’Opera da tre soldi. Ci saranno anche brani del mio album più recente che non ho mai portato sul palco. I Litfiba hanno un repertorio molto vasto ma sono poche le canzoni davvero famose. Ho voluto riportare l’attenzione su composizioni meno note, perché ognuna di loro ha una sua grande ragione di esistere».
Perché ha scelto di regalare il biglietto a 5 operai in cassa integrazione?
«Per far vedere a chi sta molto peggio di me che la solidarietà gira. Ovviamente non risolvo il problema, legato a vizi più radicati del sistema economico, però regalo la possibilità di sentirsi meno soli. Gli operai incontrano il pubblico nel foyer, raccontando e spiegando i loro casi».
Dall’inizio intimo si arriverà a un finale rock?
«Lo spettacolo racchiude due anime, quella più riflessiva del teatro e quella più istintiva del rock. Sono linguaggi che possono e devono coesistere, in un momento in cui coesistenza e convivenza purtroppo stanno perdendo senso».