Ambra Jovinelli Quarant’anni di ’68 tra film e dibattiti ma senza nostalgia

Quarant’anni di Sessantotto celebrati a teatro, così, tanto per fare il punto della situazione. «È un’iniziativa di grande levatura per la filigrana che la percorre, perché il taglio non è quello della memoria, ma fa parlare i fatti nelle loro interrelazioni», dice lo scrittore-filosofo. «Trovo che la strumentalizzazione dei giovani sia sbagliata: rispetto ai nuovi movimenti, la politica deve fare un passo indietro», gli fa eco il musicista. Mario Capanna e Shel Shapiro sono due testimoni della stagione di grandi fermenti planetari chiamata ’68. A distanza di decenni, capelli grigi a parte, entrambi non hanno perso lo smalto e sono il cuore pulsante del progetto speciale messo in cantiere dal Teatro Ambra Jovinelli e dalla Regione Lazio «I sogni dei padri ricadono sui figli» da un’idea di Nicola Fano. Ciclo di incontri-dibattito, performance musicali, e proiezioni di pellicole che hanno visto la luce (o sono state influenzate) dal ciclone Sessantotto - tra cui Hair di Milos Forman, I pugni in tasca di Marco Belloccio, Fragole e sangue di Stuart Hangman, Teorema di Pierpaolo Pasolini e I protagonisti, film-intervista di Silvano Agosti - che apre il sipario stasera proprio con Mario Capanna intervistato da Andrea Purgatori insieme col regista Michele Placido. Il progetto si concluderà l’8 novembre con l’introduzione di Serena Dandini e Renato Nicolini al reading «La versione dei nati dopo», musica a cura di Lele Marchitelli. Letture di tre testi inediti di Nicola Lagioia, Elena Stancanelli e Carola Susani dedicati a chi nel Sessantotto non c’era ancora, ma visse quel periodo di rottura attraverso altri sguardi. «Come ripercorrerò il ’68? Non lo farò, sono un antinostalgico per eccellenza», dice Shapiro, in scena all’Ambra Jovinelli il 2 come voce narrante del concerto Sarà una bella società su testo di Edmondo Berselli. «Lo spettacolo inquadra le differenze di quella stagione di sogni e speranze, gioie e dolori con la situazione odierna; è la storia della nostra vita che narra le vite dei trentenni, perché noi siamo i responsabili delle vite dei giovani». «È un cocktail di sensazioni e musiche che rende bene il passaggio delle coscienze da un’epoca all’altra», gli fa eco Capanna, che il 6 novembre - attraverso le pagine del suo libro Formidabili quegli anni - sarà l’anima del concerto di Giulio Casale, discepolo di Giorgio Gaber, in una serata strizza l’occhio al teatro-canzone. A corollario del progetto teatrale, videoinstallazioni e una mostra di manifesti del maggio francese. Info: www.ambrajovinelli.com.