Ambretta allo stadio per dimenticare il razzo «E torno con l’Ascoli»

(...) d’urgenza in ospedale. Il ricovero e una lunga degenza. I due autori del gesto vennero identificati, un diciottenne e un minorenne, che materialmente lanciò il razzo dalla curva ascolana. «Adesso è a casa - racconta Ambretta che oggi pomeriggio sarà allo stadio per assistere alla gara tra Sampdoria e Livorno - può uscire accompagnato con i genitori». Insomma, nulla è cambiato. Ma il peggio è passato e la brutta esperienza le ha comunque lasciato un messaggio positivo. Ieri il viaggio è cominciato in prima mattina: «Siamo partiti da Fano - racconta Ambretta - poi appena arrivati allo Starhotel la prima sorpresa». La Sampdoria le ha fatto trovare in albergo un dono rigorosamente blucerchiato: «C’erano sciarpe, magliette, poster, giornali. E’ stata una testimonianza d’affetto bellissima. Devo ringraziare tutti perchè in periodo non ci hanno mai lasciato soli. Sentivo spessissimo Marotta, due volte mi ha chiamato il presidente Riccardo Garrone, ero sempre in contatto con il medico Amedeo Baldari». Una pianta, è stato il primo regalo del presidente blucerchiato: «Anche il Genoa me ne ha spedita una molto bella, l’ho messa vicina a quella della Sampdoria e in salotto si è giocato un derby floreale».
E l’Ascoli?: «Assolutamente nulla, nemmeno una telefonata». A proposito di Ascoli, Ambretta, con il resto della famiglia tornerà allo stadio proprio per Sampdoria-Ascoli, che si giocherà al Ferraris il 19 febbraio: «Mi sembra un segnale forte, importante da dare». L’invito ad assistere ad una gara dei blucerchiati era partito proprio dalla società blucerchiata. La famiglia ha accettato, scegliendo questo ultimo ponte delle festività. Sono partiti, oltre Ambretta, anche il marito Paolo Alberto, il figlio più grande, anche lui Paolo Alberto, il più piccolo Giovanni (che martedì racconterà in prima persona sul Giornale il «suo» ritorno allo stadio) con la fidanzata Benedetta.
«In realtà - continua Ambretta - prima di arrivare a Genova ero preoccupata. Dopo l’incidente non ho più rimesso piede in uno stadio».
Giovanni Delbianco intanto si «perde» tra la tribuna d’onore e la gradinata Sud. Il viaggio al Ferraris (oggi tutta la famiglia sarà sul terreno di gioco prima del fischio d’inizio) è stato emozionante: «Ho sempre sognato di vedere Marassi dal basso - racconta - l’ultima volta che ci ho messo piede è stato per l’ultima gara di Mancini con la maglia della Sampdoria e anche in questo caso è stata un’emozione incredibile». Abitano a Fano, ma nessuno tifa Ascoli: «Il figlio più grande Paolo Alberto - racconta Ambretta - è sempre stato attratto dai colori della maglia della Sampdoria e poi un giorno quando era ancora piccolo, in una pizzeria, ha incontrato una ragazza che tifava per la Sampdoria. Lei lo ha convinto che quelli blucerchiati sono i colori più belli del mondo».
E poi è arrivato Giovanni: «Ancora più tifoso, mentre noi non abbiamo mai seguito il calcio». Poi però la passione è nata soprattutto per seguire i figli: «In qualche trasferta. E’ un’esperienza che avvicina tutta la famiglia, proprio come sta accadendo in questa gita a Genova». Tutti uniti, in attesa del fischio d’inizio: «Per non darla vinta ai delinquenti. Le persone perbene dovrebbero aver diritto ad andare ovunque». Per questo per Samp-Ascoli ci saranno: «Torneremo a Marassi. Per la Sampdoria e per dare un calcio alla violenza».