Ambrogini? Diamone uno soltanto

La prossima volta Ambrogio da Treviri, persa la pazienza, irromperà furibondo nell'aula del Consiglio di palazzo Marino facendo schioccare la frusta, il corto staffile a tre code che, secondo l'iconografia e la simbologia tradizionale, il santo impiegava contro l'eresia. Stavolta, invece, farà calare il flagello sui consiglieri comunali chiusi tutta la notte a litigare sulla distribuzione lottizzata degli Ambrogini, i tradizionali e un tempo prestigiosi riconoscimenti assegnati nel nome e nella ricorrenza dell'incolpevole patrono di Milano. «Come vi permettete di usare il mio nome per questo schifo?», urlerà il permaloso Ambrogio menando staffilate come quando aveva a che fare con gli eretici seguaci di Ario. Per decidere a chi dare l'onorificenza intitolata al grande vescovo oggi si litiga su Biagi o su Saviano come ieri si litigava sulla Fallaci; Ambrogini di sinistra e Ambrogini di destra; se tu proponi Tizio io contropropongo Caio; questo a me e quello a te; tu non vuoi il mio? E io dico no al tuo. Lottizzazione ideologica più che politica e il povero Ambrogio ha le sue buone ragioni per infuriarsi: che c'entra lui con questi metodi? Anche ai tempi della cosiddetta prima repubblica con i suoi partiti, com'è noto, si lottizzava, ma lo si faceva con metodo e nella forma consociativa vigente: ci si metteva d'accordo e ci si spartiva le onorificenze. Oggi il bipolarismo, il tendenziale bipartitismo - che, detto per inciso, noi comunque preferiamo - non permette questi inciuci. Perciò si litiga e si tira notte a bisticciare sulle presunte appartenenze dei candidati. E non è un bello spettacolo. Come venirne fuori? Come risparmiare queste umiliazioni al nostro Santo? Un modo c'è: decidere di assegnare ogni anno un solo Ambrogino, la «grande medaglia d'oro» e basta. Magari scegliendone il destinatario con una larga maggioranza, ad esempio dei due terzi. Sarebbe così inevitabile un accordo trasversale e premiare una figura di merito indubbio o almeno largamente condiviso. In più l'onorificenza ambrosiana per la sua unicità riacquisterebbe prestigio e valore. Facciamolo almeno per Ambrogio, se lo merita.