Ambrogini, Lissner ritira per le «maestranze»

Il sovrintendente spiazza i dipendenti che per protesta avevano rifiutato. Si prepara la contestazione per il premio alla Fallaci

E alla fine è arrivato anche il giorno degli Ambrogini. Tra polemiche, rifiuti e accettazioni soddisfatte, anche quest’anno Milano renderà omaggio ai suoi concittadini illustri. Appuntamento alle 10,30 al teatro Dal Verme. Non lascerà segno l’insurrezione dei lavoratori della Scala, perché a ritirare la medaglia d’oro andrà comunque il sovrintendente Stephane Lissner. Di «tradizione secolare» si parla nella motivazione e poi di «comunità eterogenea, ma compatta, costituita da artisti, professionisti, artigiani, operai, ciascuno con il suo talento, la sua esperienza, la sua passione». Polemiche in vista anche per il riconoscimento a Oriana Fallaci, il cui Ambrogino sarà ritirato da Riccardo Mazzoni, direttore del Giornale della Toscana. «Autrice decisa, vitale, forte, autentica, con il coraggio delle sue idee, eroica nell’affrontare in modo diretto i drammi del nostro tempo e le circostanze avverse, filtrando la realtà attraverso l’esperienza vissuta, la fedeltà ai valori morali e, anzitutto, al valore della libertà». Parole che non piacciono al rifondatore comunista Gianni Occhi («Eroica?»). E neppure al gruppo autodefinitosi di artisti e intellettuali, tra cui Moni Ovadia, Ottavia Piccolo e Bebo Storti, che si troverà davanti al Dal Verme per una manifestazione di protesta contro le «Fallaci farneticazioni». Opposto il parere di Manfredi Palmeri (Fi) che, vista l’impossibilità della Fallaci a ritirare l’Ambrogino per i noti problemi di salute, invita il sindaco «a conferire la medaglia in un’altra data, a Palazzo Marino o a New York». Di lottizzazione politica e onorificenza «svilita dalle estenuanti trattative politiche fatte dietro le quinte», parla invece l’assessore Giovanni Bozzetti. Qualche perplessità ha anche Tiziana Maiolo. «Il senso dell’Ambrogino - le sue parole - non è quello di essere dato alle vittime, ma alle persone che fanno qualcosa di importante per la nostra città». Pollice verso, dunque, per il calciatore ivoriano del Messina Marco Zoro, bersaglio a San Siro dei cori razzisti. «Per il resto - aggiunge la Maiolo - non condivido tutte le scelte. E poi ci sono anche gli snob che si permettono di rifiutare». Tutti d’accordo, invece, almeno sulle Grandi medaglie d’oro alla memoria. Andranno all’ex sindaco Aldo Aniasi, a Giulio Bedeschi, Fiorella Ghilardotti, Ambrogio Fogar e Leo Longanesi. «Non è la libertà che manca - uno dei suoi più fulminanti aforismi -, mancano gli uomini liberi».