Ambrosini tuttofare Ancelotti lo prova punta Galliani lo vuole stopper

Il Milan in emergenza scopre l’utilità del mediano: oggi col Chelsea può fare il difensore. Il vicepresidente: «Impariamo dai club stranieri»

Stai a vedere che tra un po’ lo vedremo competere con i vari Abbiati, Kalac e Dida per il ruolo di numero uno rossonero. Ma questo non è per niente il vecchio caso del «più scarso va in porta». Perché Massimo Ambrosini, professione centrocampista col vizietto del gol, smessi i panni dell’Arsenio Lupin rossonero (soprannome affibbiatogli per l’abilità con cui «ruba» i palloni agli avversari), negli ultimi tempi si è ritrovato addosso il vestito del «jolly» tuttofare, insomma del «tappabuchi» per necessità. Vestito che, tra parentesi, sembra disegnato su misura per lui. Attaccante, centrocampista o difensore non fa più differenza: Ancelotti ordina e lui si traveste per l’occasione.
Era il 9 marzo scorso quando, bloccato sull’1-1 dall’Empoli al Castellani, Ancelotti per la prima volta pescava dal mazzo di carte il jolly vincente di Ambrosini attaccante. E il centrocampista travestito da punta, con un guizzo all’85’, consegnò ai rossoneri la prima di quella dozzina di finali che avrebbero dovuto traghettare il Milan fino al quarto posto in campionato. Ancelotti ci riprovò altre volte durante l’ultima parte dello scorso campionato un po’ per necessità, un po’ per scaramanzia: purtroppo quella di Empoli rimase l’unica parentesi fortunata. Anche contro il Siviglia venerdì scorso, privo di Pato, Ronaldinho, Inzaghi e Borriello, Ancelotti ha provato a giocare d’azzardo: al 15’ del secondo tempo ha richiamato Paloschi (unica punta della spedizione moscovita) in panchina per lasciare posto a Brocchi, spedendo Ambrosini a sgomitare come prima punta.
Ma al Milan vogliono continuare con gli esperimenti, così Adriano Galliani ieri ha lanciato la proposta al mister Ancelotti: provare Ambrosini come difensore centrale. «Nel Milan - ha spiegato l’amministratore delegato rossonero - abbiamo tanti difensori che possono giocare al centro: Bonera, Digao, Simic, oltre a Maldini. Ma secondo me anche Ambrosini potrebbe essere un grandissimo centrale: è molto forte di testa e molto intelligente. Bisogna imparare dai club stranieri: in emergenza i giocatori possono anche cambiare ruolo». Ed ecco completato il ritratto del centrocampista «rubapalloni», un po’ attaccante, un po’ difensore, che oggi Ancelotti potrebbe schierare nel mezzo del reparto arretrato, anche se rimane «un’ipotesi legata a una situazione d’emergenza».
Eppure Ambrosini vanta già una felice esperienza nel cuore della difesa rossonera. Nella finale di Champions di Manchester contro la Juventus, entra in campo centrocampista e d’improvviso si ritrova terzino perché Roque Junior s'infortuna e resta in campo solo per onor di firma, caracollando su e giù su una gamba: la Juventus non capitalizza la superiorità, il Milan sostanzialmente in dieci resta guardingo, tutti sappiamo come finì.
Ma se quello di Manchester può essere archiviato tra i casi fortunati, Ancelotti più di una volta ha dovuto fare di necessità virtù, disegnando ruoli ad hoc per i suoi calciatori. La creazione meglio riuscita del «sarto di Milanello» è senza dubbio Andrea Pirlo, arrivato in rossonero come riserva di Rui Costa, reinventato nel ruolo di regista difensivo, posizione in cui è diventato uno dei migliori al mondo. Brocchi da centrocampista a terzino, Kaladze e Maldini da uomini di fascia a centrali difensivi, Kakà un po’ trequartista un po’ attaccante, le altre riuscite invenzioni ancelottiane. Che potrebbero non essere terminate...