Gli ambulanti sfrattati dallo stadio: «Subito una soluzione»

Stanno provando a risolvere la situazione nel modo più civile possibile, attraverso il dialogo con le istituzioni, ma si dichiarano pronti a scendere in piazza se non si troverà al più presto una soluzione. Sono i venditori ambulanti che fino a tre settimane fa lavoravano nei pressi dello Stadio Olimpico. «In base a un’ordinanza prefettizia su richiesta della questura di Roma- racconta Claudio Firrincieli della Anva Confesercenti - abbiamo dovuto abbandonare le aree di sosta che occupavamo per spostarci di circa 200 metri dagli anelli di sicurezza installati intorno allo stadio. Questo equivale a non lavorare affatto perché siamo troppo lontani dagli ingressi e non incrociamo più le persone che si recano allo stadio. È chiaro che questo provvedimento rappresenta per noi un grande danno economico e mette in dubbio la sopravvivenza di 60 famiglie».
La motivazione di ordine pubblico e sicurezza, alla base dell’ordinanza, non convince gli ambulanti e nemmeno Alessandro Onorato, consigliere comunale del Pd e vicepresidente della commissione commercio. «Il provvedimento lascia perplessi - spiega Onorato - infatti gli ambulanti, che vendono prodotti alimentari, bibite o bandiere davanti all’ingresso dello stadio, in tanti anni di lavoro non hanno mai causato pericolo per la sicurezza pubblica». La commissione commercio del Comune ha effettuato tre riunioni per discutere della questione e ha organizzato due sopralluoghi coadiuvata dal commissariato Prati, ma la situazione non è cambiata. «Durante l’ultima commissione commercio - aggiunge Onorato - abbiamo deciso all’unanimità di redigere una mozione che martedì presenterò in consiglio comunale, nella quale chiederemo al sindaco di intervenire attraverso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, affinché prefetto e questore rivedano questa ordinanza». Concorde Massimiliano Parsi, presidente della commissione Commercio. «Continueremo a tentare di risolvere nel più breve tempo possibile questa situazione delicata che mette di fatto in crisi il tenore di vita di ben 60 famiglie romane».