Ambulanze fantasma dopo le 21

«Si fanno chiamare pubbliche assistenze e dicono di essere a disposizione 24 ore su 24, ma dalle 21 in poi, nessuna di loro presta servizio». L'accusa è di Antonio G., figlio di una donna settantenne, il quale ha dovuto aspettare alcune ore per accompagnare sua madre, su una barella, dal pronto soccorso del San Martino a casa. Questi i fatti: a causa di un'accidentale e rovinosa caduta in giardino, qualche giorno fa verso le ore 16, l'anziana donna è stata trasportata dai militi di una pubblica assistenza di Molassana al pronto soccorso e ricoverata con il codice giallo (solo il codice rosso è più grave). Per fortuna le radiografie non hanno rilevato alcuna frattura e con 10 giorni di prognosi e un forte trauma alla gamba è stata dimessa. Sollevato dallo scampato pericolo, Antonio avrebbe preferito accompagnare la madre a casa con la propria auto ma la donna, immobilizzata sulla barella, poteva essere trasportata solo da una autolettiga. Su consiglio dello staff ospedaliero di turno, telefona ad alcune pubbliche assistenze. Una lista di esse faceva bella mostra nella sala del pronto soccorso e la dicitura, «servizio 24 ore su 24», pareva una garanzia. Invece no. «Ho telefonato ad almeno una decina di quelle associazioni che offrivano servizi di assistenza infermieristica e di ambulanza, ma la risposta è sempre stata la stessa: ci spiace ma non abbiamo abbastanza personale, chiami un taxi». Lo avrebbe fatto volentieri, se non altro per accelerare i tempi, ma sua madre non poteva piegarsi, era immobile sulla barella. Stanco e dopo circa 2 ore di telefonate, si rivolge al 118 e un gentile operatore prima dichiara di essere a conoscenza del triste e consueto fatto e poi gli consiglia di rivolgersi alla Croce Italiana di Quarto. La risposta degli operatori è stata immediata infatti, dopo nemmeno 15 minuti arriva un'autolettiga che carica la madre e la porta a casa. Alla fine la sorpresa: 10 minuti per percorrere 10 chilometri alla bella cifra di 40 euro. «Ma non mi lamento per i soldi, continua l'uomo, anche se mi sembra una cifra eccessiva, quello che non capisco è a cosa serve quella tabella appesa al muro. Mia madre l'hanno dimessa i medici e loro sapevano che non poteva alzarsi dalla barella, perchè mi hanno indicato quella lista se poi nessuno esegue quello che offre?». Gli impiegati del pronto soccorso interrogati sulla vicenda spiegano che forse le pubbliche assistenze non hanno interesse a svolgere un servizio che si mostra gravoso. Dopo una accurata ricerca abbiamo scoperto che in tutta Genova solo 2 associazioni svolgono questo servizio: la Croce Italiana di corso Europa e quella di Cornigliano.