Ambulatori fatiscenti, esposto in Procura

Antonella Aldrighetti

Offerta sanitaria regionale in aumento, potenziamento dei servizi ambulatoriali, incremento della medicina del territorio? Parole, anche se dovrebbero essere questi i dettami della «discontinuità ulivista» in materia di salute pubblica. Dovrebbero appunto, perché purtroppo andando a toccare la nuda cronaca dei fatti nei luoghi deputati a concorrere per primi alla prevenzione delle patologie, ossia gli ambulatori cittadini, ci si accorge che la sinfonia cambia. Eccome cambia se addirittura un’organizzazione sindacale di categoria, dopo aver raccolto per mesi lagnanze di pazienti e operatori del servizio sanitario regionale, ha dovuto scomodare la Procura della Repubblica per denunciare lo stato di degrado e fatiscenza di ben 8 ambulatori che insistono sul territorio di Roma nord e che dovrebbero servire fino a 800mila residenti, esercenti pubblici e impiegati delle attività commerciali nelle zone interessate.
Notizie dalle quali non diventa difficile individuare che si tratta di quell’area in capo all’Asl Roma E dove, a prendere per buone le affermazioni dell’esposto presentato all’autorità giudiziaria dalla Fials-Confsal, occorrerebbe tempestivamente passare alle vie di fatto: attivare la disinfestazione dei locali ambulatoriali, la messa a norma degli impianti elettrici, rimettere mano alle caldaie del riscaldamento, che funzionano a singhiozzo e adeguare i servizi igienici secondo le leggi in vigore. D’altro canto, già due mesi fa, medici e paramedici che lavorano nei presidi ambulatoriali dell’Asl avevano inviato una lettera allo stesso general manager Pietro Grasso nella quale intimavano la sospensione del servizio qualora non si fosse dato seguito a richieste esplicite di adeguamento alla legge 626/94. Qualche rassicurazione verbale in merito a una prossima e possibile «romanella» sembra sia arrivata, ci racconta «radio territorio», ma solo a parole. E le parole non bastano? «Verba volant… senza uno scritto che supporti l’impegno del dottor Grasso per non chiedere all’Ufficio Ambiente della Procura di sanzionare eventuali comportamenti illeciti dell’amministrazione: sia dell’azienda sanitaria locale che della giunta Marrazzo - puntualizza il segretario regionale della Fiasl-Confsal Gianni Romano -. Già a novembre per il centro di salute mentale di via San Godenzo, era stato richiesto un intervento di adeguamento. Stessa istanza al consultorio di Monte Spaccato e al poliambulatorio di via Offanengo». E le lagnanze sulle necessità prioritarie degli ambulatori di prossimità del XVII, XVIII, XIX e XX municipio non si limitano a questi casi sporadici. «Un caso singolare è riferito alla scarsa funzionalità dell’impianto di riscaldamento di altri quattro importanti ambulatori della Asl Roma E: il presidio di Val Cannuta, il centro di via Angelo Emo, il poliambulatorio di San Zaccaria Papa e il II padiglione del comprensorio di Santa Maria della Pietà, poiché - precisa il sindacalista - l’intervento di ripristino delle caldaie non comporterebbe tempi lunghi. Senza dimenticare che, in questi giorni di freddo intenso, la probabilità di ammalarsi, spogliandosi per una qualsivoglia visita, diventa maggiore dentro locali dalle condizioni climatiche proibitive».
E per «extrema ratio» ritorna pedante una domanda: quando arriverà il segnale di discontinuità che il governatore Piero Marrazzo e l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia hanno promesso? «Lo stiamo attendendo ma, per ora - ammicca Romano - possiamo constatare che la situazione organizzativa del sistema sanitario regionale sta attraversando una grave crisi sulla progettazione a medio termine». Mentre, a quegli 800mila utenti di Roma nord non resta che «incrociare le dita» e attendere che l’atto di diffida susciti l’operatività regionale della sinistra che governa il Lazio.