Ambulatori privati, «serrata» contro i tagli

Rimarranno chiusi per quattro giorni, da domani a domenica, gli oltre 400 ambulatori privati accreditati presenti nel Lazio: strutture che erogano in convenzione prestazioni di radiologia, risonanza magnetica, medicina nucleare, radioterapia, riabilitazione, chirurgia ambulatoriale, visite specialistiche e analisi cliniche. E proprio queste ultime, dopo la serrata, da lunedì prossimo torneranno a essere a pagamento. Una protesta, quella annunciata ieri da «Anisap Lazio» e «Ursap Federlazio», adottata perché in «Regione stanno succedendo cose mai viste, che non consentono di proseguire nel lavoro», si legge nella nota diffusa nel corso di un’animata conferenza stampa. «Una delibera della giunta Marrazzo - spiega il presidente di Anisap, Vittorio Cavaceppi riferendosi alla bozza sottoposta alle associazioni la settimana scorsa e che revocherebbe la delibera 268/07 - prevede un ulteriore taglio sulle prestazioni erogate a carico del sistema sanitario regionale che, di fatto, dimezza il tetto di spesa annuale previsto per ogni singolo laboratorio. Questa riduzione dei fondi, decisa a metà anno, è l’ultima beffa per i laboratori di analisi del Lazio che si trovano di colpo ad aver raggiunto il proprio budget di spesa e nell’impossibilità, quindi, di poter erogare i servizi ai cittadini».
I provvedimenti contestati, che rientrano nel Piano di rientro dal deficit sanitario regionale firmato a febbraio, risuscitano il cosiddetto «tariffario Bindi» del 1996 - già annullato dal Consiglio di Stato nel 2001 e inferiore del 40 per cento rispetto al Tariffario Unico in vigore dal 1991 - su cui verrà applicato un ulteriore abbattimento del 20 per cento, con un listino finale che sarebbe dimezzato rispetto all’attuale. «Si tratta di tariffe impossibili da sostenere per qualunque struttura - rincara la dose Cavaceppi -. Non vogliamo un euro di più, ma pretendiamo il rispetto degli accordi del passato». L’altro pomo della discordia è quello dei tetti di spesa per il 2007, pari alla metà di quelli del 2006 dopo che sembrava dovessero rimanere invariati. Di «provvedimenti grotteschi e al limite della realtà» parla anche il presidente di Ursap Federlazio, Claudia Melis: «Si potrebbe ipotizzare che sia il ministero della Salute (o delle Finanze) a scrivere (o dettare) le delibere regionali, prefigurando una vera e propria sostituzione dell’assessorato. A meno che - conclude la Melis - il controllo del ministero sia una situazione di “comodo” che l’assessorato alla Sanità usa per perseguire i propri obiettivi senza esplicitarli».
E nel pomeriggio è arrivata la reazione del governatore, Piero Marrazzo: «In tutta Italia c’è un decreto ministeriale del 2006 che applica delle tariffe. Chi sciopera si assuma le responsabilità perché dovrà spiegare ai cittadini perché nel Lazio si vuole far pagare di più rispetto alle altre regioni». «È Marrazzo che deve assumersi le sue responsabilità - replicano prontamente le due associazioni -. La delibera azzera il budget di spesa destinato alle strutture private parificate: nessuno può essere costretto a lavorare gratis». Così, mentre il consigliere regionale di Fi, Stefano De Lillo, definisce «preziosissima la missione degli ambulatori convenzionati» e persino il capogruppo regionale dell’Udeur, Eugenio Leopardi, parla «di grida d’allarme che non possiamo ignorare», il consigliere di An alla Pisana, Tommaso Luzzi e il senatore Domenico Gramazio (intervenuto alla conferenza stampa) esprimono «pieno sostegno allo sciopero. Ancora una volta la Regione fa pagare le sue inadempienze ai cittadini a reddito basso, che saranno costretti a non poter più usufruire dei laboratori degli studi nei propri quartieri e a rivolgersi alle strutture sanitarie pubbliche, aumentando ulteriormente le liste di attesa e la spesa sanitaria laziale».