Ambulatori, è quasi un addio

Lo smantellamento dell’offerta sanitaria con i tagli ai posti letto e la riduzione dei reparti ospedalieri interessa anche l’offerta ambulatoriale. L’ultima novità è che i servizi sociali prenderanno il posto della sanità di prossimità. E per buona parte verranno gestiti dai comuni. Naturalmente al comune di Roma verrà riservato un ruolo privilegiato, visto il numero delle Asl e delle aziende ospedaliere che fanno capo al territorio. Il piano della giunta Marrazzo dovrà entrare in vigore entro il 30 settembre prossimo e consisterà nell’attuazione di un progetto per la cosiddetta socio-sanità cui faranno capo i distretti socio-sanitari, le cure primarie di medicina generale e pediatria, l’assistenza domiciliare, gli hospice e la continuità assistenziale. I presìdi ambulatoriali così come li conosciamo oggi presto scompariranno in favore di «ibridi» nei quali coesisteranno sia i servizi sociali sia l’assistenza. A tutto svantaggio di quest’ultima, visto che il traguardo del progetto è proprio l’incentivazione alla deospedalizzazione in modo che il malato possa essere assistito non più in ambulatorio grazie ai servizi comparati di day hospital ma magari a casa avvalendosi degli inservienti delle imprese cooperative. È infatti difficile leggere diversamente l’intero progetto, che intende «favorire l’evoluzione del quadro istituzionale della sanità e la massima collaborazione tra Regione e Comuni nel governo della sanità stessa regolamentando i rapporti con gli enti locali e valorizzando il metodo del confronto programmatico fra aziende e conferenze dei sindaci per la definizione di percorsi di integrazione socio-sanitaria e socio-assistenziale sotto il profilo organizzativo, gestionale e finanziario».
La giunta Marrazzo, tuttavia, ci tiene a tal punto ad accreditare questo programma peraltro assai costoso - consistendo anche nella nomina e nell’assegnazione di nuovi ruoli direttivi e dirigenziali - che ha pure intimato alle aziende sanitarie di formulare un piano socio-sanitario entro la metà settembre. Diversamente la Regione provvederà a diffidare le Asl inadempienti e a nominare un commissario ad acta che si occupi dei rapporti con gli enti locali fino all’attuazione definitiva del programma. Una solerzia che si spiega con la volontà di Marrazzo di interpretare il ruolo di precursore agli occhi del ministro della Sanità Livia Turco, che una settimana fa ha presentato un disegno di legge (il progetto noto come «casa della salute») per integrare il servizio ambulatoriale della sanità di prossimità con i servizi sociali. il ministro sta cercando di propagandare per tutta Italia. Comunque sull’argomento i nodi da sciogliere sono ancora troppi: ad esempio, quello dei contratti di lavoro per la dirigenza della medicina di base e per l’assistenza sociale quando ancora resta al palo il piano di rientro del deficit. Domanda: in tempi di magra meglio tirare la cinghia o incrementare le poltrone?