Ameglia, oasi dei veleni dove il privato paga le colpe del «pubblico»

Storia esemplare di Sarino, l’imprenditore che si batte da anni contro gli abusi della burocrazia

Maria Vittoria Cascino

Forse non è solo una sensazione. Che ad Ameglia si guardi talmente in alto, da mortificare gli imprenditori locali. Da archiviare come beghe private gli esposti che piovono in Comune, che pendono al Tar o languono in attesa di risposte. Da mettere all'angolo operatori che sul territorio ci investono da 55 anni. Come Sarino Ullo, titolare del Bagno Italia a Fiumaretta, in quell'estrema appendice del levante ligure dove il Magra s'apre al mare. Dove le spiagge s'allungano tra l'acqua e la grande piana che arriva alla linea di costa. Dove gli stabilimenti balneari sono un po' diversi dagli impeccabili salotti della Versilia. Dove non c'è un piano di zona e la fantasia ha la meglio sulla sistematicità. Dove le concessioni vengono rinnovate ogni quattro anni e ci si sente precari da morire. Dove i terreni dietro le spiagge sono quasi tutti del Monte dei Paschi di Siena. Che firma il «progetto Marinella»: porto di 900 posti barca, ricettività e centri commerciali. La gallina dalle uova d'oro. Che cattura interessi e semina incertezze. Un calderone dove intanto le cosiddette beghe private fanno schizzare Ameglia agli onori della cronaca per una storia di concussione (ovviamente tutta da accertare) che costa l'arresto al capo ufficio tecnico e al comandante della polizia municipale. Altra vicenda di questa terra strana, di questa gente strana. «Pensi che un sondaggio ci dà fra i più litigiosi d'Italia», ci prova il sindaco Umberto Galazzo a buttar lì l'attenuante, quando gli chiedi del budello di via Kennedy, degli stabilimenti, dei rapporti di cattivo vicinato. E del Bagno Italia. Appunto. Sarino ha 82 anni e questo bagno, 92 metri di fronte mare, se l'è cresciuto come un figlio: «Possibile che ci mettano sempre i bastoni fra le ruote? - l'esternazione te la condisce tirandoti per la struttura il lungo e in largo - Prima ci tolgono 11 metri di spiaggia da un parte e 8 dall'altra. Promettendo e rimangiandosi tutto. E tu gli vai dietro, perché speri che la faccenda si sistemi. Poi nel 2000 chiediamo l'ampliamento della concessione con due porzioni di area demaniale confinante, per destinarla ai giochi dei bimbi. Macché. La palla rimbalza da un ente all'altro e finisce al Comune che dal 2002 è responsabile del Demanio. Lettere su lettere e la risposta dobbiamo leggerla ancora adesso». Non è finita.
Dietro la spiaggia c'è un bel prato all'inglese e dietro ancora, pochi metri quadrati destinati a parcheggio per i clienti: «Tanta manna che nel 2000 la Guardia di Finanza sottopone a sequestro perché l'area, a meno di 300 metri dalla battigia, sta in parte su zona adiacente al Demanio Marittimo e in parte su terreno intestato al Demanio Pubblico. Ma io avevo l'autorizzazione ad usare quell'area come parcheggio. E poi che differenza c'è tra il mio che hanno chiuso, e quello dei bagni Tropicana qui accanto? Hanno le stesse caratteristiche. Io però non posso utilizzarlo e ho perso venti clienti che fanno 40mila euro. Perché queste disparità di trattamento?». In effetti la strada asfaltata, lato mare, proprio all'ingresso del Tropicana diventa ghiaia, un paio di paletti a definire l'area di sosta ed è fatta. «E dire che è terra comunale quella, ma lì sequestri non ne fanno». Da cosa nasce cosa e Sarino non è che soffra di manie di persecuzione. Tant'è. Fioccano esposti. «Adesso abbiamo chiesto il condono e se ce lo negano faremo ricorso - continua Antonio, figlio di Sarino -. Ma la sensazione è che resteremo con un pugno di mosche». Perché la terra è del Monte dei Paschi e se parte il progetto Marinella, tutte le aree tornano alla banca. Dall'altra parte il sindaco provato dagli ultimi fatti di cronaca, getta acqua sul fuoco: «La situazione è ingarbugliata per forti interessi privati - giura, perché li conosce bene i soggetti lui, che sulle spiagge di Fiumaretta c'è cresciuto e s'è sposato -. Qui di politico non c'è nulla. Parcheggi e viabilità sono una storia complicatissima. Ci sono procedimenti penali in corso su segnalazioni di privati proprio per i parcheggi degli stabilimenti». Gli chiedi se il Bagno Italia gli sta antipatico, ma da buon avvocato la prende alla lontana. Ti dice che quel bagno s'allunga tra la terra del Monte dei Paschi e l'abitato. Vabbé. Ti dice poi che l'area da Fiumaretta a Marinella è da sistemare. Che è in controtendenza fare parcheggi sulla spiaggia. Che il Comune è stato solo spettatore del sequestro al parcheggio del Bagno Italia. Che comunque quello del Tropicana è diverso. «Ma le sembra che le priorità siano queste? - sgrana gli occhi Galazzo -, i problemi nei piccoli paesi hanno nome e cognome, mi creda. E questo è un comune piccolo con grandi interessi. Abbiamo cercato di organizzare un tavolo di discussione con gli operatori. Nessuna collaborazione. Ma ora, anche alla luce degli ultimi fatti incresciosi, non tratto più. Uso gli strumenti comunali per andare avanti e se c'è da espropriare, esproprio. L'idea è fare un passeggiata che colleghi Fiumaretta e Marinella. Lo stesso che abbiamo fatto lungo una sponda del Magra». Galazzo insiste che a Fiumaretta la situazione è così da sempre, «c'è il far west. Adesso pensiamo al Puc, al Piano urbanistico comunale, e che si scordino i parcheggi sulla spiaggia». Sposta l'attenzione sul progetto Marinella: «E' la grande scommessa, il nostro futuro». Parla di accordi di pianificazione. Ma sul Bagno Italia pattina. E Giacomo Giampedrone, consigliere di Forza Italia, gli manda un messaggio trasversale: «Già l'immagine del Comune è lesa. Se c'è qualcosa è bene venga fuori subito. Di esposti ce ne sono a bizzeffe. Adesso è l'ora di dare delle risposte». Sarà. Ma è più facile parlare della svolta epocale e dei soldi che farà girare la nautica. Galazzo fa il muro di gomma. Bisogna capirlo. Con quello che è successo…