Amendola e la Gerini hanno solo «48 ore» per bloccare i latitanti

Dal 2 maggio su Canale 5 una fiction in dodici episodi ambientata nella questura di Genova. Protagonisti gli agenti della sezione catturandi. Nel cast anche Adriano Giannini e Massimo Poggio

Massimiliano Lussana

da Genova

Inseguimenti nei vicoli, riflessioni nel cortile di palazzo di Giustizia con gli avvocati veri che diventano pm-comparse nella fiction, corse mozzafiato nell’area del porto. Genova, da sempre, è un set naturale. Ma nel caso di 48 ore - la fiction in onda da martedì 2 maggio in prima serata su Canale 5 - Genova è qualcosa più di un set. È un habitat naturale. Perché Genova è atmosfera, è psicologia, è pathos. Più che una città è una fiction vivente. Ed è lo stesso regista Eros Puglielli a spiegarlo: «Abbiamo girato nella città di Genova perché è una scenografia naturale, è un teatro con un labirinto, il luogo ideale per una serie di questo tipo». Tanto che, nella città della Lanterna, cast e produzione hanno lasciato molti segnali che fanno presagire il sequel, se solo gli ascolti saranno soddisfacenti.
E quindi, Genova. E quindi, 48 ore. Dopo una serie di rinvii (la prima programmazione era prevista per febbraio, poi la mobilità dei palinsesti l’ha fatta slittare un po’ alla volta), ora i dodici episodi da cinquanta minuti diretti da Puglielli - che verranno trasmessi per sei settimane, due per sera - arrivano finalmente su Canale 5. Per raccontare le vicende di un gruppo di poliziotti della questura di Genova, che appartengono alla sezione catturandi, quella che, come dice la parola stessa, ha il compito di catturare i latitanti. E che ha quarantott’ore (da qui il titolo della serie) per prendere i ricercati. Perché quarantott’ore è il tempo limite stimato oltre il quale un latitante può diventare introvabile. E per poter operare in un lasso di tempo così breve servono agenti validissimi, con competenze il più diversificate possibile.
E qui arrivano le scelte di Angelo Rizzoli che ha prodotto la serie per Mediaset; e qui arriva la location a Genova; e qui arriva la regia di Puglielli, che ha la sua cifra stilistica nella psicologia applicata alla telecamera; e qui arriva l’interpretazione degli attori: Claudio Amendola, Claudia Gerini, Adriano Giannini, Massimo Poggio (il prete bello di Cuore sacro di Ferzan Ozpetek), e Rita Rusic che torna sugli schermi; e qui arriva persino la scelta della colonna sonora, firmata fra gli altri da Francesco Zampaglione, compagno del primo tratto di strada dei Tiromancino, esperti in musica d’atmosfera e quasi psichedelica; e qui arriva la scelta della squadra di autori guidati da Leonardo Fasoli, che ha al suo attivo Paolo Borsellino, e Salvatore De Mola, che ha firmato Il giorno del lupo.
Claudio Amendola, un tempo icona dei polizieschi, torna a vestire una divisa: «Io sono il caposquadra e guido un gruppo che lavora molto sulla ricerca del lato umano dei malviventi e, spesso, riesce a prenderli solo cercando il loro passato e indagando sui motivi delle loro scelte, sugli affetti. Anche perché, senza questo lavoro psicologico, se passano quarantott’ore possono costruirsi un’altra vita. Per trovarli, l’unica strada è scavare nelle loro storie, ripercorrere il passato per rintracciare il loto presente». E qui, di nuovo, arriva la scelta della location a Genova.
Che, una volta di più, non è un semplice sfondo, ma a tutti gli effetti una protagonista aggiunta della serie, quasi la migliore attrice protagonista insieme all’agente Gerini, che ha il compito di addolcire l’atmosfera. Pur senza dimenticare la dimensione tecnologica della squadra catturandi, che lavora moltissimo sulle intercettazioni ambientali. «Non conoscevo bene Genova - ha spiegato Amendola - e mi ha fatto molto piacere andarci». Mentre il regista Puglielli spiega: «Genova è una realtà di frontiera, un posto dove si parte per i viaggi, ma anche dove, a un certo punto, non ci si può più nascondere». Soprattutto, non ci si può nascondere da se stessi.
Del resto, la chiave psicologica della fiction è chiara fin dalla scelta di Puglielli, visto che il regista ha al suo attivo il thriller psicologico Occhi di cristallo con Giovanna Mezzogiorno, presentato a Venezia, e Tutta la conoscenza del mondo, portato a Berlino 2001. Roba d’autore, mica semplice. E il linguaggio del regista è in perfetta linea con il suo passato cinematografico: «48 ore è una serie particolare in cui ci sono allo stesso tempo elementi di classicità e di novità ed è anche un serial con un approfondimento non comune dei personaggi, con protagonisti uomini e non figurine ritagliate. Sarà un poliziesco con tanto di indagini, ma anche un giallo dell’anima con un forte elemento emotivo».
Uomini e non supereroi, donne e non top model. Se 48 ore vince la sua scommessa, è un rivoluzione televisiva.