Amendola l’anti-Sanremo: "In casa Cesaroni è festa"

La serie di Canale 5 supera la kermesse. Il protagonista: "Il pubblico ci premia perché affrontiamo temi moderni con leggerezza e non sprofondiamo nella romanità"

«Aho, abbiamo fatto er botto». La famiglia Cesaroni festeggia. Fuori dalla porta della vineria, Giulio potrà appendere un cartello: «Battuto il Festival». Mica roba da tutti i giorni. I burberi romani meglio dei fiori di Sanremo, la Garbatella preferita alla riviera, le schermaglie familiari più attraenti delle canzonette. E soprattutto i superospiti (in ruoli cammeo) della fiction (Bova, De Filippi e Seredova) meglio dei superBig sanremesi (Mannoia, Jovanotti e Giorgia). Vabbè, non era difficile prevedere che contro questo Festival, la fortunata serie di Canale 5 avrebbe retto il confronto, però qui si è andati oltre: in sovrapposizione, cioè nel periodo in cui erano in onda contemporaneamente (dalle 21,20 alle 23,33), i Cesaroni hanno raggiunto i 6.781.000 spettatori e il 26,8 per cento di share, superando il Festival che si è fermato a 6.718.000 e 26,6 per cento. Insomma, i giovani si sono abbeverati alle vicende di Marco ed Eva con attesissima scena finale dei due ragazzi (innamorati e fratellastri) trovati insieme nel lettone e conseguente infarto di Giulio. Gli anziani si sono sciroppati Baudo e Bertè.
Allora, Claudio Amendola-Giulio Cesaroni, si stappano le bottiglie?
«Beh, c’è quasi da restare in imbarazzo di fronte a un risultato così. Vuol dire che il pubblico ha veramente un grande affetto per noi».
Oppure che la gente, e soprattutto i ragazzi, sono stufi della cerimonia sanremese...
«Mah, penso che il Festival sia un patrimonio nazionale. Io non ho certo alcuna ricetta. Ma in queste situazioni si possono fare due scelte: piangersi addosso oppure cominciare a riflettere. Penso sia meglio la seconda soluzione».
Ma lei l’altra sera si è guardato i Cesaroni o il Festival?
«Ovviamente i primi. E durante la pubblicità giravo su Raiuno».
Perché non l’aveva già vista la puntata?
«Io non mi riguardo mai nelle fiction, non ne ho neppure il tempo. Figuriamoci: devo ancora doppiare le prossime quattro puntate. E, subito dopo, riapre il set per la terza stagione».
Insomma, ormai passa più tempo e fare papà Giulio che Papà Claudio (entrambi alle prese con famiglie allargate)...
«Vero, sono due anni che dedico tutto il mio tempo alla serie. Passerò sul set anche tutta l’estate per portare a termine la terza edizione che andrà in onda a inizio 2009. Poi tre mesi di riposo da dedicare a Francesca (Neri), Rocco (il loro bambino) e alle mie figlie avute dal precedente matrimonio».
Le sembra che il suo personaggio sia cambiato rispetto alla scorsa edizione?
«Sì, mi sembra cresciuto. Si è amalgamato di più con il resto del cast. Me lo sento ancora più incollato addosso. Del resto, tutti gli attori sono migliorati e i ragazzi sono bravissimi. È commovente vederli crescere nella fiction e realmente».
La sorpresa di questa serie, ambientata nel cuore di Roma, è che piace al pubblico di tutta Italia, anche al Nord. Gusto, leggerezza e ironia hanno sdoganato la romanità.
«È vero, riusciamo a non essere romanacci, ma romaneschi. A rappresentare la parte migliore della romanità e anche i tratti salienti, l’indolenza, la generosità, l’espansività con simpatia, tenendoci lontano dalla volgarità».
E questo vi premia...
«Ciò che conta sono le storie, gli intrecci e soprattutto affrontare problemi moderni in cui le persone, soprattutto i ragazzi, che ci guardano si rispecchiano. Finché avremo qualcosa da dire, andremo avanti».