America’s Cup e Liguria la sconfitta più dura

(...) al di là di questo particolare, la sconfitta fa comunque male. Anche perchè è una sconfitta bipartisan. Anche la giunta di centrodestra - che pure era andata al di là di un comunicato su carta intestata sull’incontro con il presidente del Consiglio - non aveva ottenuto molto di più. Anzi, se possibile, la sconfitta aveva fatto ancor più male perchè Sandro Biasotti si era mosso anche benino: alleanza strategica con la Lombardia di Roberto Formigoni; tentativi di ingraziarsi gli svizzeri di Alinghi, primo equipaggio a portarsi a casa il trofeo senza avere un solo metro di coste nel proprio Paese; conseguente tam tam sul fatto che la Liguria è il naturale sbocco al mare della Svizzera; persino la nomina di un consigliere regionale delegato alla pratica, nell’occasione Nucci Novi che è nel gotha della Federazione velica internazionale. Insomma, altro che Prodi! Ma il risultato della Regione biasottiana è stato egualmente sconfortante come quello della Regione burlandiana. Addirittura, la Liguria è stata fatta fuori prima della fase finale delle scelte. Prima che a piazza De Ferrari avessero ricevuto i moduli per la candidatura.
É una sconfitta dura, che fa male, dicevamo. Perchè la Liguria proponeva una serie di condizioni rare in altri bacini del mondo: una discreta regolarità del vento, soprattutto nella riviera di Ponente; uno scenario naturale da favola, probabilmente unico; l’idea che la sfida non fosse circoscritta in una sola città, ma coinvolgesse - a vario titolo - tutta una Regione da Imperia a Savona, da Genova al Tigullio, dalla Spezia alle Cinque Terre, da Portofino all’entroterra, che avrebbe avuto la sua grande speranza di rilancio. Insomma, l’occasione della vita.
Purtroppo, sarebbe meglio dire «era l’occasione della vita». Soprattutto pensando al volano di sviluppo che è stata la Coppa America - alla faccia degli scettici - per Valencia. Certo, la Coppa costa e gli organizzatori scelti da Bertarelli e da Alinghi sono un po’ esosi. Certo, la sindaca (o il sindaco, come si perferisce) di Valencia, la signora Barberà, ha rischiato, perchè nemmeno tutti i suoi concittadini erano d’accordo su una scommessa così pesante, in cui si affidava il definitivo sviluppo di una città a una sola manifestazione, capace di cambiare addirittura il volto urbanistico di un’intera Regione, la Comunidad Valenciana. Certo, ci voleva spirito di iniziativa, di intraprendenza e di inventiva. Certo, a Valencia, il corrispettivo spagnolo della parola maniman, il non fare perchè «non si sa mai che», non esiste. E quindi hanno fatto il miracolo. Economico, sportivo, cittadino. Il tutto nello stesso tempo in cui i nostri amministratori hanno vergato i comunicati stampa sull’incontro con Prodi o non sono riusciti a compilare i moduli per la gara.
É brutto e doloroso persino da raccontare, ma è così. La Coppa persa (sperando di essere smentiti domani) è qualcosa in più di una metafora. E noi Shosholoza la vediamo solo ormeggiata al Porto Antico, grazie alla peraltro benvenuta generosità di Msc crociere. Come una barca museo in una città museo.
Aver perso la Coppa è una sconfitta, una brutta sconfitta. E averla propiziata più che uan strambata sembra una cazzata. In senso velico, ovvio.