Amica Chips, 70 milioni con le patatine fritte

Duecento dipendenti e 70 milioni di fatturato in patatine fritte. Questo in sintesi il profilo di Amica Chips l'azienda di snack che ha sede a Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova, nota anche per la pubblicità che abbinava in maniera ammiccante il suo prodotto, le patate fritte, con il pornoattore Rocco Siffredi.
«Un successone quella pubblicità - spiega Andrea Romanò co- fondatore di Amica Chips insieme ad Alfredo Moratti -. L’agenzia ci propose l’abbinamento e noi abbiamo avuto il coraggio di farlo. La campagna è del 2006 ma ancora oggi è tra le pubblicità più cliccate in rete».
Perchè avete scelto di produrre patatine fritte?
«Operavamo nel settore alimentare e ci siamo accorti che le patatine fritte erano un articolo di consumo immediato e continuo. Così a metà novembre del 1989 abbiamo fondato Amica Chips e cominciato a costruire la fabbrica in un terreno di proprietà. Il 22 maggio del 1990 già cominciavamo a produrre patatine. Siamo veloci come del resto il consumo del nostro prodotto».
In Italia siete il primo produttore?
«Nella nostra zona, ossia il nord ovest, e nel nordest, sì, grazie ai nostri sacchetti trasparenti. Ma portare patatine in tutta Italia costa e dunque al sud il nostro maggior concorrente è più forte».
Ovviamente le vostre patatine sono più buone.
«Sì perché friggiamo in olio di girasole e non in quello vegetale come fanno altri».
Quante patate lavorate ogni giorno?
«Nel nostro impianto arrivano 10 camion di patate crude al giorno per un totale di 3mila e 300 chili».
Dove acquistate la materia prima?
«Un po’ ovunque in Italia, ma anche all’estero in Francia e Germania. Da settembre in poi le mettiamo in magazzino al buio per lo stoccaggio che dura fino a gennaio».
Come si fa ad ottenere una buona patatina?
«A dirlo è semplice: le patate si lavano, spellano, salano e poi si friggono. Ma è un prodotto delicato: se l’olio è sbagliato si inacidiscono se si sbagliano i gradi dell’olio, che viene aggiunto in continuazione, diventano molli».
In quanti paesi esportate il vostro prodotto?
«In 22 paesi diversi tra i quali Germania, Francia, Croazia, Ungheria. Le patatine italiane piacciono molto».
Avete in programma nuove acquisizioni?
«Negli anni passati abbiamo comperato alcune società che producevano snack simili alla nostra ma siamo sempre aperti a nuove possibilità se si presentassero le occasioni giuste».
Come gestite il problema ambientale?
«Siamo molto orgogliosi del nostro impianto per il recupero di biogas che produce energia elettrica bruciando il nostro materiale di scarto, le bucce di patata. Pensi che lo abbiamo già ammortizzato, producendo ogni anno 300 mila euro di energia pulita».