«Amiche mie», le quarantenni inquiete

Sarà un incrocio tra «Sex and the city» e «Desperate Housewives». La Rusic supervisore

Laura Rio

da Milano

Sulla carta sprizza modernità e freschezza. E potrebbe rivelarsi una sorpresa nel panorama paludato della fiction italiana. Un mix tra Sex and the city e Desperate Housewives. Più precisamente una serie pervasa dallo spirito di libertà sessuale delle quattro quarantenni di New York dotata però della struttura narrativa della fiction sulle altre quattro quarantenni alle prese con i misteri di Wisteria Lane. Si chiama Amiche mie. E vuole essere, appunto, la risposta italiana alle serie americane più innovative. Un telefilm che, finalmente, racconti la vita moderna con tutta l’ambiguità, la crudezza, le contraddizioni della nostra società. Senza quell’alone demodè che contraddistingue la produzione italiana invasa da carabinieri, poliziotti, medici, preti e tutti quei piccoli eroi da commedia. Con sparute eccezioni come i Ris.
Amiche mie, prodotto da Endemol Italia, scritta da Cristiana Farina (l’ideatrice delle soap Vivere e Cento vetrine) e supervisionata da Rita Rusic (l’ex signora Cecchi Gori), vuole raccontare in maniera libera le esperienze sentimentali e sessuali di quattro donne italiane. Ancora in fase di scrittura, andrà in onda l’anno prossimo su Canale 5. Milanesi, le quattro si trovano single tra i 35 e i 40 anni. Chi per forza, chi per scelta. Chi con figli, chi no. Tutte e quattro vivono nella stessa palazzina di Corso Como, una delle vie del divertimento giovane della metropoli lombarda. Dopo una vita fatta di famiglia e professione, senza più compagno, vanno alla riscoperta del rapporto con gli uomini. Con il desiderio di rivivere l’affettività dei vent’anni, di godere della libertà ritrovata, di sperimentare anche i lati più trasgressivi. Le storie delle quattro donne vengono raccontate in maniera parallela (come accade in Casalinghe disperate) per intrecciarsi di continuo. A legare la narrazione è anche la presenza - nello stesso palazzo - di un ginecologo: bello e fedelissimo alla moglie, diventa per loro il punto di riferimento maschile, l’amico che dà consigli, che apre gli occhi quando è palese che un uomo sta barando o che rinfranca quando è il caso di credere in una nuova relazione. Per ora i nomi delle quattro amiche - non definitivi - sono Marzia, Francesca, Grazia e Anna. Tre sono state sposate, una con tre figli, una con due e un’altra senza. Una si riscopre incinta del marito subito dopo averlo lasciato. La quarta ha convissuto con un uomo già padre di una bambina e dopo la separazione cerca di mantenere a tutti i costi uno stretto rapporto con la ragazzina.
La speranza è che la volontà delle sceneggiatrici di raccontare con spirito libero le esperienze delle quattro amiche non venga tarpata dalla paura di scandalizzare il pubblico italiano. «Proveremo a spingerci in avanti il più possibile - spiega Cristiana Farina -. Poi vedremo come andrà a finire. Noi sceneggiatori italiani dobbiamo sempre stare attenti ai contenuti. Non possiamo offendere medici, preti, poliziotti. Del resto lavoriamo per la tv generalista e dobbiamo tenere in considerazione che ci rivolgiamo a un pubblico vasto che va dai bambini agli anziani. Negli Stati Uniti invece ci sono tantissimi canali a pagamento, grande richiesta di prodotti da parte di un pubblico colto e quindi molte possibilità di sperimentare. Ci sono serie che nascono e muoiono nel giro di pochi giorni. Da noi, invece, appena si indovina un filone lo si sfrutta fino all’esaurimento. Poi negli Usa i grandi registi e attori non disdegnano di dedicarsi alla Tv, al contrario degli italiani malati di snobismo». E così finisce che le serie più innovative si possono vedere in Italia perché acquistate soprattutto da Sky e in seconda battuta da Raidue e Italia Uno (tra breve per esempio partiranno Lost e Numb3rs che dovrebbero dare un po’ di respiro all’asfittico secondo canale Rai). In attesa di novità italiane. Come, si spera, sarà Amiche mie.