Gli amici di Concita

Giovedì 16 novembre, ore 7.15, Radio Tre. Questa settimana a condurre il mattutino appuntamento con la rassegna stampa di Prima Pagina è il turno di Concita De Gregorio, inviato di Repubblica, che esordisce: «Oggi sarà una puntata insolita, perché i giornali sono in sciopero». Poi spiega, a scanso di equivoci: «Io personalmente ho aderito allo sciopero, ieri non ho lavorato, però poiché oggi noi della carta stampata non siamo più in sciopero e questa trasmissione non è della testata giornalistica, eccomi qua». Altri colleghi evidentemente più progressisti di Concita in situazioni analoghe avevano scioperato punto e basta e la rete al posto della rassegna aveva mandato in onda un bel concerto di musica classica. Ma Concita no. Lei è di quelle che spaccano il capello in quattro: sciopera per Repubblica, però lavora per Raitre, perché quella è la Rete e non il Gr.
Così parte la puntata «insolita», dove la conduttrice decide che siccome è sciopero, «vi leggerò solo i giornali che sono “regolarmente” in edicola». Cioè quelli editi dalle cooperative. Cioè, ieri, solo Il Riformista di Paolo Franchi. Degli altri, quelli che sono in edicola «non regolarmente», quelli usciti «nonostante lo sciopero», niente. La brava conduttrice si limita a segnalare che chi vuole può trovare Il Tempo, Il Giornale, Il Giorno, Libero, Il Secolo d’Italia, l’Osservatore Romano e Il Foglio. E siccome - ve l’abbiamo detto - Concita è di quelle che spaccano il capello in quattro, non le scappa che «Il Foglio però esce oggi senza la rubrica di Adriano Sofri perché Sofri ha aderito allo sciopero a differenza degli altri giornalisti del quotidiano di Ferrara».
Di cosa parlino i giornali in edicola non è dato sapere. La brava conduttrice non legge né un titolo, né un sommario e neppure una didascalia. Perché evidentemente contengono notizie «abusive», «non regolari», non hanno avuto il placet del sindacato. E la rassegna prosegue per i successivi tre quarti d’ora parlando dei settimanali in edicola. Principalmente Il Diario di Deaglio con una inchiesta di Oreste Pivetta sui servi sciocchi (leggasi i giornalisti come li vorrebbero gli editori) e l’Internazionale. Due periodici diciamo non proprio reazionari.
Alla faccia del servizio pubblico. E alla faccia della libertà di opinione. E alla faccia della libertà di sciopero che a logica presuppone anche una libertà di non sciopero. E alla faccia dell’articolo 21 della Costituzione. E alla faccia dei servi sciocchi.