Amici e tanti «cari nemici» nella squadra di Obama

LE ALTRE DONNE Alla Sicurezza Janet Napolitano. Susan Rice sarà ambasciatrice Onu

«Davanti alla sicurezza della nazione e del nostro popolo, non siamo né democratici né repubblicani. Siamo americani». Più che clintoniano, si direbbe reaganiano. Con una frase parsa quasi rubata a quel repertorio patriottico che negli Usa mai non falla, affondando puntualmente come una lama nel burro nei cuori degli americani - di tutti gli americani, qualsiasi sia la loro tendenza - il presidente eletto Barack Obama ha completato ieri la presentazione della propria squadra di governo. Dimostrando una volta di più, con le parole usate e attraverso le scelte fatte - da Hillary Clinton alla Segreteria di Stato fino a Janet Napolitano alla Sicurezza interna, passando attraverso la riconferma di Robert Gates alla Difesa - il pragmatismo che per il bene dell’America (e quindi del mondo) sembra destinato a guidarne il cammino.
Pragmatismo che Obama ha rivendicato claris verbis. Evocando «una nuova alba della leadership americana che unisce forze armate, diplomazia, giustizia ed economia», ha infatti sì rivendicato la circostanza che «il team che abbiamo composto è eccezionalmente adatto» a svolgere il proprio compito, ma ha soprattutto sottolineato come i suoi componenti «condivideranno il mio pragmatismo nell’uso del potere e l’obiettivo in merito al ruolo di leader mondiale degli Stati Uniti».
Appunto, forte e chiaro: l’Impero è ritornato. Con buona pace sia dell’ala più liberal (più a sinistra) dei democratici Usa, sia delle omologhe anime pie made in Europe che avevano plaudito acriticamente alla sua elezione e che ora sembrano spiazzate dal centrismo di colui che sarà il primo presidente nero degli Stati Uniti. «Rafforzeremo la capacità di sconfiggere i nostri nemici e portare aiuto ai nostri amici», ha rincarato la dose Obama annunciando di voler rinnovare insieme alla sua squadra «le nostre alleanze» e rafforzare «le nostre partnership». Aggiungendo un messaggio altrettanto inequivocabile indirizzato agli eventuali malintenzionati (terroristi o Stati canaglia) in animo di voler colpire gli Stati Uniti: «Dimostreremo ancora una volta al mondo intero che l’America è capace di difendere senza esitazione il suo popolo».
Tra quelli presentati ieri, il nome di maggiore spicco - vuoi per notorietà personale, vuoi per il suo futuro ruolo - è ovviamente quello dell’ex first lady Hillary Clinton, la cui nomina a Segretario di Stato è «un segnale per amici e nemici della mia serietà nel dare forza alla diplomazia», ha sottolineato Obama definendo la senatrice come «una americana di straordinaria statura, rispettata in tutte le capitali». Poi la precisazione per garantire che la nuova squadra non finirà in uno scontro fra rivali: «Alla fine sarò io a decidere».
La seconda nomina per importanza, quella di Robert Gates a capo del Pentagono, è in realtà una conferma nei confronti di un uomo che - ha detto il 44° presidente americano - ha saputo «ridare credibilità» alla Difesa degli Stati Uniti nonché guadagnarsi un rispetto bipartisan. «Appena insediato gli affiderò la missione di concludere la guerra in Irak in maniera responsabile», ha detto Obama aggiungendo che «ci accerteremo anche di avere i mezzi e le strategie necessarie per battere Al Qaida e i talebani in Afghanistan, ovvero il luogo dove è iniziata la guerra al terrorismo e che deve essere il luogo in cui essa avrà fine».
A completare la squadra sono state annunciate ieri le nomine della governatrice dell’Arizona Janet Napolitano alla Sicurezza interna; del generale dei marines (in pensione) James Jones a consigliere per la Sicurezza nazionale; di un altro ex componente dell’amministrazione Clinton, l’avvocato Eric Holder, alla Giustizia; e infine della signora Susan Rice ad ambasciatrice americana alle Nazioni Unite. «Susan porterà il messaggio che il nostro impegno deve essere accompagnato da quello per la riforma» di un Onu che Obama non ha esitato a definire «un forum indispensabile», ma anche «imperfetto».