Gli amici di Julian? Il classico giro radical-chic

Non ha trascorso neppure 24 ore dietro le sbarre, ma per Julian Assange si è già mobilitato un piccolo esercito di politici, attivisti delle cause che piacciono tanto alla sinistra, intellettuali anti americani, giornalisti, avvocati e pirati informatici.
Nel guazzabuglio degli amici di Assange spicca il ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd, ex leader trombato dei laburisti, che fino a pochi mesi fa era primo ministro. «Il signor Assange non è responsabile per la diffusione non autorizzata di 250mila documenti della rete diplomatica Usa - ha sostenuto Rudd -. Lo sono gli americani». In pratica la colpa è di Washington, che non ha saputo proteggere le sue comunicazioni. «La vera domanda da porsi è quanto siano adeguati i sistemi di sicurezza americani e il livello di accesso del personale» ha spiegato Rudd a un giornalista. Non pago il ministro degli Esteri australiano ha pure adombrato l'idea che i grandi giornaloni internazionali, responsabili di aver anticipato una minima parte dei documenti, siano legalmente responsabili della fuga di notizie. Si vede che Rudd non deve averla presa bene leggendo fra i rapporti resi noti da Wikileaks che gli americani lo considerano «un anormale (freak) che si controlla». Oppure che abbiano riportato il suo suggerimento di tenersi pronti «ad usare la forza» contro la Cina.
La compagnia di giro più rumorosa, al fianco di Assange, è un'insieme di personaggi illuminati e di sinistra, spesso estrema. Il regista Ken Loach era pronto a versare una quota per pagare la cauzione dell'algido principe degli hacker. Loach aderisce a un movimento a sinistra dei laburisti inglesi e ha firmato appelli, anche italiani, contro l'intervento in Afghanistan, in compagnia di Gino Strada, fondatore di Emergency. Un altro alfiere di Assange è Noam Chomsky, l'intellettuale no global, famoso per la sua opposizione a tutte le guerre Usa a cominciare da quella in Vietnam. Della compagnia di giro fa parte pure Jemima Kahn, ereditiera dei Goldsmith, con il passato sentimentale burrascoso e sempre pronta a battersi per una causa progressista.
La pattuglia di giornalisti conta sull'australiano John Pilger, autore del documentario «Anno zero» che denunciò le atrocità dei Khmer rossi in Cambogia. Oggi è in prima fila contro la «guerra al terrore» dell'"impero" americano. Prima di consegnarsi Assange ha lavorato nelle strutture londinesi di Frontline, un club di giornalisti, soprattutto di guerra, diretto da Tim Vaughan. Un altro giornalista, Kristin Hrafnsson, è portavoce di Assange in Islanda. In Australia uno dei quotidiani del magnate dei media, Rupert Murdoch, ha ospitato l'ultimo articolo di Assange prima che finisse in manette.
Ieri è arrivato pure l'appoggio di un gruppo di ex agenti della Cia, dell'Fbi e ufficiali del Pentagono che hanno firmato un appello su internet. Non poteva mancare Daniel Ellsberg, che nel 1971 svelò documenti scabrosi sulla guerra in Vietnam. Altri firmatari sono Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, e Larry Wilkerson, che fu capo di gabinetto di Colin Powell alla segreteria di Stato.
La pattuglia di avvocati che difende Assange sta aumentando. Mark Sthephens, che lo rappresenta a Londra, è diventato famoso per aver difeso Greenpeace. Da ieri è sceso in pista al suo fianco Geoffrey Robertson, esperto di estradizioni e paladino dei diritti civili. In Svezia, dove lo attende una denuncia per violenza sessuale, Assange è rappresentato da Bjorn Hurtig. Tutti legali che costeranno non poco. Secondo indiscrezioni gli Usa starebbero già trattando con gli svedesi l'estradizione del fondatore di Wikileaks.
All'offensiva pubblica degli amici dell'australiano, in nome dei più alti valori progressisti e dell'umanità, si sta scatenando la guerriglia informatica. Jacob Appelbaum, noto hacker di 27 anni, nel mirino dell'Fbi, è il principale collaboratore di Assange negli Usa. Ieri il gruppo di pirati informatici "Anonymus" ha dato il via all'operazione "Avenge Assange", per vendicare l'arresto del guru. I siti delle carte di credito, come Mastercard, che avevano bloccato le donazioni a Wikileaks, sono fintiti sotto attacco. Uno dei simboli utilizzati per la campagna pro Assange è la A, cerchiata in rosso, dell'anarchia.
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