Amicizie, il modo più sicuro per trovare lavoro

Le conoscenze fruttano un posto al 47% di chi è senza titolo e al 16% dei laureati. In pochi (anche fra le aziende) si rivolgono a centri per l’impiego e agenzie interinali

I centri di collocamento collocano solo i collocati. La battuta che bocciava i metodi di un tempo rischia di fotografare l’amara situazione attuale. «Non c’è ancora un vero mercato del lavoro dove la domanda e l’offerta si incontrano» afferma Gianni Bocchieri, direttore legale di Adecco Italia. «La verità è che vige il vecchio sistema della raccomandazione. Pubblico o privato, non fa differenza» fa notare l’assessore al Lavoro e alle Attività Economiche della Provincia Luigi Vimercati.
La raccomandazione
Nella provincia di Milano operano 467 agenzie per il lavoro, che offrono servizi che vanno dall’intermediazione (76), alla ricollocazione professionale (6), alla ricerca e selezione (67), alla somministrazione (318). A questa corazzata vanno aggiunti 14 Centri per l’impiego, 362 strutture accreditate per l’orientamento e 48 punti di contatto per accedere a Borsa Lavoro Lombardia (www.borsalavoro.net), il portale regionale delle offerte di occupazione. Studi e ricerche confermano, però, che la Lombardia non fa eccezione in quanto a vizi nazionali.
Il rapporto Isfol del 2005 certifica che il canale preferenziale delle ricerche di lavoro è costituito dalla voce «amici, parenti e conoscenti» utilizzata nel 47 per cento dei casi, se si dispone di un basso o medio livello di istruzione. Valore che scende al secondo posto della graduatoria tra i laureati (16 per cento), che trovano più appeal nei concorsi pubblici (42 per cento). Snobbate le agenzie per il lavoro, come le «ex interinali», che non assorbono più dell'1,5% delle richieste. «Paghiamo cause storiche dovute al monopolio pubblico sul collocamento che per anni ha prodotto inefficienza - dice il direttore legale di Adecco Italia -. D’altra parte l’operatore privato è ancora guardato con diffidenza, perché si crede erroneamente che possa offrire solo lavoro temporaneo. Dobbiamo ancora liberarci dall’etichetta di fornitori di precariato».
Centri per l’impiego
Eredi dei vecchi uffici di collocamento, anche i Centri per l’impiego raccolgono magri risultati in termini di favore. Bene che vada, dicono le stesse ricerche, tre su cento utilizzano questo canale: solo l’1 per cento dei laureati. Piace poco anche alle aziende lombarde, che preferiscono la conoscenza diretta, le banche dati interne e le segnalazioni di conoscenti e fornitori. «Sbagliato giudicare solo dall’incontro tra domanda e offerta - ribatte l’assessore Vimercati - c’è tutta una gamma di servizi che andrebbe valutata. Tre mesi fa abbiamo anche avviato un progetto che prevede una gestione dei Centri di tipo “privatistico”, con molte innovazioni, soprattutto nel campo della formazione».
Il progetto
Effettivamente gli ex uffici di collocamento erogano diverse prestazioni. L’accoglienza e la prima informazione, per esempio, la formazione e la consulenza orientativa, la certificazione dello stato di disoccupazione, gli interventi per l’integrazione lavorativa dei disabili, i tirocini. Chi dovesse capitare di martedì nella sede di viale Jenner troverebbe una bolgia. È il giorno delle offerte per gli avviamenti nella pubblica amministrazione. Arriva gente, cui basta la terza media e un attestato regionale, che aspira a una sostituzione temporanea come commesso o bidello. «È sempre così tutte le settimane - dice la responsabile Francesca Casanova -. Tra loro ci sono anche diplomati e laureati». «Guardiamo alle fasce deboli, la nostra vocazione è un po’ quella - fa notare il direttore del servizio informatico Aurelio Faverio -. Ma il futuro si chiama Sintesi. Oggi i 14 Centri della provincia milanese e quelli di Brescia sono interconnessi tra loro e collegati al portale Borsa Lavoro Lombardia. Il progetto prevede, però, che presto lo saranno anche i Centri delle altre province lombarde. E quando il sistema sarà a pieno regime, allora si vedranno maggiori frutti».