Amico degli animali, ma ancor più dei gialli

Perfettamente in linea con il personaggio che ben conosciamo, sornione e implacabile, il libro postumo di Giorgio Celli è un elegante e durissimo atto d’accusa contro lo strapotere dei baroni dell’Università. Popolarissimo etologo, entomologo, politico (fu parlamentare europeo dal 1999 al 2004 nel gruppo dei Verdi) e conduttore di fortunati programmi televisivi, Celli è stato anche un appassionato scrittore, in particolare di gialli. Per la casa editrice Morganti aveva creato il simpaticissimo personaggio letterario del commissario Angelo Michelucci, attorno al quale imbastiva storie gialle in cui i gatti sono alla fine, ruffianamente, i veri protagonisti. E nel corso degli anni nell’apposita collana «Gattingiallo» ha fatto uscire Il gatto del ristorante cinese (2007), Il gatto allo specchio (2008) e Il gatto del Rettore. Delitto all’Università - di cui anticipiamo in questa pagina un capitolo - che rappresenta la sua ultima fatica letteraria, consegnata all’editore poco prima di essere ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove lo scienziato-scrittore è morto l’11 giugno scorso.
Protagonista del romanzo è Angelo Michelucci, uno strano investigatore bolognese, ascetico, schivo, con scarsa propensione per il cibo e per i rapporti sociali e che dà il meglio di sé nei casi in cui indaga aiutato dalla sua mania per le tecniche di meditazione Zen. Tutto ha inizio quando Leandro Marchi, potentissimo Rettore dell’Università di Bologna, lo convoca per incaricarlo d’investigare sulla vita di un uomo misterioso che lo perseguita. Il caso si complica nel momento in cui il professorone viene trovato morto nel suo studio. Michelucci avrà un gran daffare a scoprire chi e cosa si cela dietro la morte dell’irreprensibile (almeno all’apparenza), Rettore. Aiutato da Bianco, un gattone particolarmente “sveglio” appartenuto alla vittima, indagherà tra sexy shop, riso Ogm, cliniche per malati mentali e baroni universitari corrotti. Sarà proprio il gatto Bianco ad aiutarlo a imboccare la pista giusta per risolvere il caso...
«Questo libro, oltre a essere senza dubbio una delle sue produzioni migliori, rappresenta perfettamente Giorgio Celli - dice Stefania Conte, direttore editoriale delle edizioni Morganti e grande amica dell’autore –. La sua proverbiale vena polemica contro ogni strapotere, che spesso e volentieri lo ha fatto scagliare contro uomini, enti e istituzioni, è tutta nella trama del libro. Nelle fasi d’ideazione de Il gatto del Rettore aveva deciso ricreare una storia d’investigazione che fosse anche un atto d’accusa contro le dinamiche baronali nelle università italiane. Lui, pur essendo docente a Bologna, vivendo a stretto contatto con colleghi cattedratici ma anche con assistenti, ricercatori e studenti, comprendeva come non sempre il titolo di merito fosse sufficiente per ottenere una cattedra. Celli mi diceva spesso: “Spero che questo libro inneschi un vespaio di polemiche. Sarebbe ora che l’abuso di potere sulla formazione della Cultura e sulla ricerca in Italia finisca”». Che aggiungere, d’altro? Speriamo.