Amico Suv ...Amica auto

Tanti luoghi comuni giusto per da­re addosso a un certo tipo di auto­mobile, come se la colpa di un inci­dente fosse da addebitare all’inca­p­acità di un veicolo di osservare il Codice del­la strada o per il fatto che il serbatoio, al posto del carburante, sia stato riempito di whisky. Sui giornali e nei dibattiti continua a spunta­re la parola Suv, preceduta o seguita da «as­sassino », «killer», «inquinante», «pericolo­so », eccetera. Quanta ignoranza e superficia­lità. Non ci si rende conto, infatti, che Suv (ov­vero Sport utility vehicle; Wikipedia spiega che «si tratta generalmente di veicoli dall' aspetto simile a monovolume e station wa­gon aventi alcune caratteristiche dei fuori­strada, come l’altezza elevata da terra e le quattro ruote motrici) può essere una com­patta Fiat Sedici come una ben più grossa Bmw X5, oppure una versatile Kia Sportage o la simpatica Nissan Juke, quindi non necessa­riamente un costosissimo, ma pur sempre si­curo ed ecologico, gigante come il sempre bi­­strattato Porsche Cayenne.
Odiare il Suv, sinonimo di ricchezza e sbruffonaggi­ne,
va di moda. Come se la mente (o me­glio centralina) diabolica di questo veicolo decidesse autonomamente di parcheggiare sulle strisce o sui bi­nari del tram, travolgere una perso­na (si può morire anche se si viene investiti da una bicicletta su una pi­sta ciclabile) o sfrecciare a tutta velo­cità dove è vietato. Guardiamoci in faccia: è chi sta al volante che sba­glia e non osserva le regole. Fosse proprio l’automezzo a guidare, sicuramente le cose andrebbero meglio, visti i ritrovati dell’elet­tronica che provvedono a correggere gli erro­ri del pilota, fino a bloccare il veicolo - sem­pre se si viaggia a velocità ragionevole - per impedire l’investimento del pedone, rime­diando, così, a una pericolosa distrazione.
Ma i Suv, «oltre a essere ingombranti, in­quinano », ripetono a vanvera in tanti ( ammini­s­trato­ri
locali compresi), senza conosce­re minimamente i progessi compiu­ti dalla tecnologia nel campo della lotta alle emissioni: anche i grossi Sport utility possono essere equi­paggiati con motorizzazioni ibride (ne circolano già) o elettriche, e lo stesso vale per il metano e il Gpl. Senza contare che i motori a benzi­na e diesel delle ultime generazioni hanno fatto dell’efficienza (quindi meno consumi ed emissioni, senza la conseguente penaliz­zazione delle prestazioni) il vero cavallo di battaglia attraverso cui promuoversi agli oc­chi del pubblico.
Insomma,la strategia non cambia:dare ad­dosso all’auto, mucca da mungere per legge, per mascherare inefficienze infrastrutturali (servizi pubblici obsoleti e inade­guati,
parcheggi insufficienti, piani viabilisti­ci sbagliati e carenze di vario genere) o per­ché non si ha il coraggio di mettere nel mirino altri settori.Prendiano l’Area C di Milano:no­nostante il traffico nel centro si sia ridotto (forse a Palazzo Marino contavano su qual­che «benefattore»in più a tutto vantaggio del­le casse), i livelli di inquinamento non sono calati.È la chiara dimostrazione che la princi­p­ale fonte d’inquinamento non è l’automobi­le. Eppure, le quattro ruote restano nell’oc­chio del ciclone. In queste pagine cerchiamo di spiegare perché l’industria dell’auto, e dei Suv, è solo da premiare e non da punire. E non è un caso che abbiamo deciso di soffer­marci su Suv, Crossover (un po’ Suv e un po’ wagon), berline e familiari di taglia media e grande. Perché «verde» non è solo la city-car.
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