Amillia, la neonata più piccola del mondo

Nata 4 mesi fa dopo 21 settimane di gestazione era lunga 25 centimetri e pesava 285 grammi

Amillia Taylor va a casa. E questo, per una bambina che quando è nata pesava 280 grammi, significa avercela fatta. È la tenacia dei medici. Sono le preghiere esaudite della madre. Merito forse anche del nome che i genitori ha scelto per lei che in spagnolo significa «resistente». Come un combattente Amillia è l’eccezione che vince sui manuali di pediatria che danno vicino allo zero le possibilità di sopravvivere a un parto al di sotto delle 23 settimane di gestazione.
Il 24 ottobre, dopo solo 21 settimane e sei giorni di gestazione, Amillia, concepita con inseminazione artificiale e nata con un parto cesareo, era come una scommessa persa: problemi respiratori, una piccola emorragia cerebrale e disturbi digestivi. Eppure, su quel corpicino grande quanto una penna, delle dimensioni di una bambola «Barbie» si sono accaniti con ogni forza, con ogni mezzo. Hanno difeso i suoi organi ancora in fase di formazione contro ogni insidia. Su quel corpo minuscolo hanno trovato lo spazio necessario per perforare, intubare, cerottare. E lei ha reagito. È cresciuta. In modo costante. Caparbia si è conquistata minuto per minuto. Le ore sono diventate giorni e poi mesi.
«Non eravamo affatto ottimisti, ma la bambina ci ha smentiti tutti. È davvero un miracolo», ha commentato il dottor William Smalling che l’ha seguita ogni giorno, da quando è nata.
Ieri i genitori si sono portati a casa un fagottino di 65 centimetri per quasi due chilogrammi di peso. «Era difficile pensare che sarebbe arrivata a questo punto, ma ora comincia a sembrare una bambina vera», racconta la mamma, Sonja Taylor. «Oggi quando la guardo, anche se pesa 1 chilo e 800 grammi mi sembra così paffutella», dice commossa.
Dopo quattro mesi di incubatrice nel modernissimo reparto di cura intensiva neonatale della Baptist Children’s Hospital di Miami, oggi la piccola può considerarsi fuori pericolo. Lei è diventata una bambina da record.
Nessun neonato fino ad oggi era sopravvissuto dopo un periodo di gestazione inferiore a 23 settimane. Una gestazione normale infatti arriva a termine dopo 37-40 settimane. Una volta a casa Amillia dovrà comunque avere un sostegno. Per i primi tempi il suo apparato respiratorio sarà tenuto costantemente sotto controllo, ma potrà essere nutrita normalmente, con il biberon. All’inizio continuerà a ricevere ossigeno, almeno fino a quando non raggiungerà il traguardo dei due chilogrammi. Amillia ha vinto la sua battaglia contro la natura. L’embrione è diventato donna.